2020 caduta della occupazione e della produzione. Che fare ?

oroficeria

Mentre la regione presenta la sua nota spese, una Banca data di 74 Progetti , dove si mescolano opere con diverse fonti di finanziamento possibili, tra ordinario e straordinario,  con  richiesta di finanziamenti per il Recovery Plan al governo, crollano in Abruzzo l’ossatura produttiva ed occupazionale. Ma quando si cerca di leggere nelle proposte della regione al governo cose buone, in risposta a questa grave crisi, ci si accorge che è una missione impossibile. Infatti in ordine:

  1. coniughiamo questa considerazione, con la lettura dell’’ultima nota dolente offerta dal comunicato stampa della  CNA Abruzzo, che  esplicita, la difficoltà dell’andamento dell’export regionale, incapace di  superare gli elementi negativi introdotti  dalla dura legge della Pandemia in corso;
  2. nessuna attenzione, anzi nessuno mette in relazione quanto denunciato dai sindacati sulla caduta verticale di occupazione nella nostra regione.

Eppure emerge una forte crisi, con  risultati negativi in tutti i settori, escluso un solo settore, dice CNA, che vola con il suo fatturato : comparto farmaceutico, e parzialmente quello elettronico,  ma soprattutto nel territorio aquilano. Se andiamo con la memoria al Report dei primi tre trimestri 2020, già in quella occasione,  il ricercatore Dott. Aldo Ronci aveva annotata: la caduta verticale del fatturato dei mezzi di trasporto e dell’abbigliamento, mentre l’elettronica andava su.  Ma ancora oggi  è il comparto farmaceutico che, con le sue performance, continua a mitigare  una crisi generale, e consente alla provincia aquilana di imporsi come la più virtuosa rispetto agli altri territori. Ma se è vero che Farmaceutica ed elettronica, reggono il fronte, sempre Ronci ci fa sapere che il made in Abruzzo va giù di 541 milioni, preoccupante è il crollo dell’automotive.  Sempre la ricerca ci fa notare che la provincia che soffre di più è quella di Teramo.

La elaborazione  di Ronci, basata sui dati Istat, lascia emergere i drammatici riflessi provocati dalla pandemia sull’economia regionale, sia sull’occupazione ma anche sull’andamento delle esportazioni che non hanno certo fatto eccezione, se non fosse per l’anomalia aquilana.  Nel Report che pubblichiamo in allegato possiamo ricavare che è stato tra 2019 e  il 2020  che si è registrato un saldo negativo di 541 milioni di euro: 8.171 milioni di euro contro 8.712 milioni di euro dell’anno precedente. Un buco nei conti del made in Abruzzo, che è pure il peggiore degli ultimi cinque anni, e che vale una flessione del 6,2%. Inferiore tuttavia a quella nazionale, precipitata al 9,7%».

Il report dice inoltre che con L’Aquila, assume segno positivo il Pescarese, con l’aumento di 25 milioni di euro (+5,2%): ed anche in questo caso con un contributo rilevante della farmaceutica. Va male invece, all’opposto, il Teramano: con 212 milioni in meno frutto del bilancio pesantemente negativo del suo comparto più tradizionale l’abbigliamento. Per la verità avevamo già segnalato che l’andamento dell’EXPORT abruzzese nel 2019, forniva un raffronto negativo tra l’anno 2018 con 8.763 milioni di euro e l’anno 2019 con una flessione di 115 milioni di euro, cioè  8.648 milioni di euro. Tutto avveniva in valori percentuali con un decremento dell’1,3%, un valore in netta contro tendenza con quello nazionale che cresceva del 2,3%. 

Il curatore della ricerca, il Dottor Ronci, annota nel Rapporto che questa flessione di 115 milioni è stato il peggior risultato degli ultimi cinque anni, mentre nei precedenti quattro anni i risultati sono stati tutti positivi. Bisogna sottolineare che mentre negli anni precedenti la crescita percentuale dell’export abruzzese è stata sempre superiore a quella nazionale, escluso il 2017, nell’anno 2019, oltre che essere inferiore, è anche diventata negativa. Su questo trend nell’anno 2020  si  registra un ripetuto  saldo negativo di 541 milioni di euro: 8.171 milioni di euro contro gli milioni 8.712 milioni di euro dell’anno precedente. Tutto lascia pensare ad una china pericolosamente in discesa, con l’indicazione della caduta verticale di occupazione.

Diviene prepotente porsi il quesito , cioè se l’attuale ossatura del sistema economico abruzzese è in grado di invertire la tendenza e se dobbiamo operare scelte per farlo prima di essere travolti. Una delle più classiche, e ripetute domande dovuta alla  struttura delle imprese abruzzesi che è caratterizzata dalla presenza del 95% di microimprese e quindi se è in grado di fronteggiare le problematiche poste dalla globalizzazione. Ma se osservi la Banca dati dei 74 progetti consegnati dalla Regione Abruzzo, nella sua proposta in riferimento al Recovery Plan, manca completamente un qualsiasi riferimento su come progetti e management degli stessi possano correre insieme, per sostenere la crescita ed il rafforzamento dell’ossatura della struttura produttiva abruzzese. Allora, non può la Regione pensare di avere conclusa la sua missione con quell’invio di un elenco di progetti, dove è difficile capire il nesso tra questioni produttive e territoriali attuali della regione Abruzzo e le sei missioni del Recovery Plan. È un bene che anche nella nostra regione si apra questa discussione, cioè se è legittimo porsi il quesito di come si può essere competitivi, con questa struttura produttiva, dove la figura dell’imprenditore o si trasforma in un valore aggiunto di competenza e conoscenza oppure se esso stesso diventa un limite da superare. Cioè interrogarsi sul fatto che le imprese di piccola dimensione possano reggere il confronto attraverso l’organizzazione di prodotto, di gestione, ma anche di internazionalizzazione e rinnovamento tecnologico, magari introducendo meccanismi di innovazione e di sostegno di servizi di eccellenza finanziaria e tecnologica.  Una regione, bene organizzata, ha il dovere di mettere questo tema all’ordine del giorno.

Report Aldo Ronci export 2020