Andamento Demografico dell’Abruzzo.

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Sul Messaggero, in cronaca regionale, abbiamo letto  un articolo di commento del Report elaborato dal Dott. Aldo Ronci ANDAMENTO  DEMOGRAFICO DELL’ABRUZZO con sottotitolo BILANCIO DEMOGRAFICO DELL’ABRUZZO NEGLI ULTIMI 6 ANNI (DAL 2014 AL 2019). Il Report ci dice che nel periodo citato, cioè nell’ultimo  sessennio, la nostra regione ha perso 28.169 abitanti, l’esodo di una città della dimensione di Roseto, con un declino demografico con un’intensità pari a due volte e mezzo quella media nazionale. Prosegue quindi il trend di valori peggiori regionali rispetto a quelli medi nazionali, anzi con un aumento costante del  divario. Sia il report, ma anche l’estensore dell’articolo Saverio Occhiuto analizzando i dati apre con una affermazione decisa: “Un riflesso scontato della crisi: meno lavoro, minori opportunità di creare occasioni di ricchezza, meno abitanti” Questo fenomeno denuncia l’affermarsi di un calo demografico legato a forti squilibri economici, produttivi e sociali territoriali con un sistema produttivo che segna il passo. Quindi c’è un tema, sollevato dal report, molto intrigante. Infatti si enuncia una 1^ l’analisi classica, con la descrizione dei dati di spopolamento delle zone montuose, in particolare delle province dell’Aquila e di Chieti,  cioè “il già noto secolare ’spopolamento’ della montagna”, accompagnata da una 2^ analisi che  presenta caratteri di novità in quanto evidenzia la presenza di un consistente spopolamento anche nei comuni non montani che sono ubicati soprattutto nella fascia costiera. I dati numerici al riguardo evidenziano un fenomeno nuovo che, quindi, va indagato. Il report, inoltre, propone una progettualità, già espressa in diverse occasioni per aprire una lotta al rischio di peggioramento del calo demografico abbandonando i provvedimenti occasionali legati alla funesta logica particolaristica praticata da decenni senza risultati apprezzabili. Al contrario adottare una metodologia programmatoria che elabori un progetto, un progetto che attivi uno sviluppo Regionale armonico e che faccia sì che tutti gli interventi e le risorse siano coerenti con quel progetto. L’occasione è data da” LE AREE URBANE FUNZIONALI PER UNO SVILUPPO EQUILIBRATO ED ARMONICO DELL’INTERO TERRITORIO REGIONALE ABRUZZESE”, dotandosi dell’Agenda Urbana” (Aree Urbane Funzionali) che permetta ai Territori Urbani di essere direttamente coinvolti nell’elaborazione delle strategie di sviluppo.  Utilizzando i FESR (Fondo europeo dello sviluppo regionale) che prevede un’assegnazione di almeno il 5 % delle risorse assegnate a livello nazionale, alle Azioni Integrate per lo Sviluppo Urbano Sostenibile delegate alle città di riferimento. Quindi superare la scelta effettuata dalla Regione Abruzzo nel POR FESR 20014-2020 (Piano Operativo Regionale)  che  ha individuato come sistema urbano cui destinare queste risorse le sole quattro città Capoluogo Chieti, l’Aquila, Pescara e Teramo. L’esatto contrario di quanto ci si può attendere per una regione come l’Abruzzo, che aveva scelto nel QRR (Quadro di Riferimento Regionale) nell’anno anno 2000, la suddivisione del territorio regionale in 7 Aree Urbane Funzionali che fanno riferimento alle Città Medie di Pescara-Chieti, Teramo, L’Aquila, Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto. Ma è nel Report di Ronci che pubblichiamo chi vuole approfondire può trovare ulteriori spunti di approfondimento.  Ma è la recessione demografica, che colpisce l’Abruzzo costiero ha porre interrogativi, non è un fenomeno limitato ai confini regionali, anzi assume analoghi significati in diverse aree più sviluppate dei nostri confini nazionali. Nel corso della presentazione del rapporto annuale Istat,  il presidente dell’istituto di statistica Giancarlo Blangiard oha fatto un paragone con il crollo della popolazione registrato negli anni 1917-1918, quelli segnati dalla Grande Guerra oltre che dagli effetti dell’epidemia di Spagnola. «L’inverno demografico che stiamo vivendo in Europa», di cui ha parlato anche papa Francesco a gennaio nell’Udienza generale per il viaggio a Panama in occasione della Giornata mondiale della gioventù 2019, merita di essere preso più seriamente di quanto la politica e le istituzioni non stiano facendo. I Demografi parlano ormai di meno donne che mettono al mondo figli:  è il “dato grezzo” della questione. Un fenomeno che nel nostro paese si determina a seguito dello choc del 2008, dove comincia ad affermarsi un cambiamento di mentalità delle nuove generazioni, unita al venire meno di molte certezze su lavoro, abitazione, prospettive e soprattutto sulla possibilità di migliorare la propria situazione rispetto alla generazione precedente. Non è una mancanza di desiderio di famiglia, ma più di condizioni da soddisfare in un contesto di politiche pubbliche che tende a premiare comportamenti individualistici e a scoraggiare la formazione di una famiglia. È vero in Italia, ma lo si incomincia a registrare un po’ ovunque nelle politiche di bilancio. Quindi per l’Abruzzo non si apre una partita semplice perché l’inverno demografico è già qui e le tensioni che comporta questa trasformazione sono in atto come il Report ci racconta nei nudi dati. Sono necessarie politiche pubbliche che rendano la “questione demografica”  un grande tema ben visibile, perché la sfida può essere culturale, ma la soluzione deve essere individuata nella  capacità di interpretare la solidarietà tra le generazioni , ma anche con politiche pubbliche di sostegno economico e di servizi per le nuove generazioni. Le Istituzioni devono aumentare le risorse a favore dello sviluppo degli standard di welfare, inteso come sanità, servizi alla nascita e alle giovani coppie.

Report di Aldo Ronci: Andamento demografico nel sessennio

Sul sito del Messaggero d’Abruzzo:

https://www.ilmessaggero.it/abruzzo/calo_demografico_persi_ancora_quattromila_abitanti-1468403.html