2^ Dispensa – Spesa sanitaria abruzzese.

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Un’esame della relazione tra la spesa sanitaria nazionale e quella regionale è utile che parti dalle Analisi, dalle ricerche e dai dati tratti dal MES e dalle Tabelle CE (consuntivi regioni). Intanto l’Osservatorio Conti Pubblici (OCP), di Cottarelli offre buoni spunti, visto che si è si è assegnato il compito di esprimere la propria, sulla polemica insorta attorno alla crescita della Spesa Sanitaria in Italia. L’OCP conclude con considerazioni non condivise, da parte di molti addetti e dal sottoscritto, ma aiutano ad assumere una risposta “trasparente”, del tutto utile alla politica e agli stakeholder in un settore delicato. Ma come spesso accade, proprio mentre il dibattito offre contributi, osservazioni o critiche, qualcosa si inserisce. Si è presentata con “virulenza”, e mai parola fu più acconcia, una novità la Pandemia in corso, che mette in forse molte convinzioni e dubbi sulle scelte effettuate in materia di programmazione ed offerta sanitaria.
Per cui la discussione in atto, in presenza della novità già evocata, sulle politiche sanitarie fatte in Italia, negli ultimi decenni caratterizzate da tagli dei servizi socio sanitari e di personale, effettuate soprattutto in aree definite del paese, sulla base del rientro dai deficit regionali e razionalizzazioni della spesa, ha bisogno di un bagno di conoscenza e di “rispetto” tra i partecipanti al dibattito. Cioè sono necessari atteggiamenti più congrui rispetto alla esplosiva necessità di salute. Però, come ricordavo, tutti i rilievi vengono oggi fatti in presenza della vicenda Coronavirus, che ha messo in stato di emergenza la sanità italiana, quindi sentiamo anche noi il bisogno di una discussione attendibile e veritiera, sulla modalità, sulla quantità e qualità della spesa senza forzature propagandistiche. Urge togliere spazio ad un fiorire di dichiarazioni, slogan e luoghi comuni che hanno terreno facile in una opinione corrente già fertilizzata da una informazione di parte e preconcetta. Quindi diamo il benvenuto all’analisi condotta dall’OCP che, sulla base dei dati ufficiali del MES, tratteggia un andamento ed una valutazione “ragionieristica” della Spesa Sanitaria in Italia, per trarre conclusioni sulla sua crescita in termini assoluti.
Infatti, a nostro avviso le conclusioni, si fermano ad un livello orizzontale della osservazione, dei dati MES, sulle entrate. Ma la mancanza del percorso della spesa e , tanto meno, dei rivoli della loro articolazione fino al livello del territorio e della loro effettiva produttività. È del tutto auto-limitativo parlare di spesa trascurando la valutazione degli effetti che la stessa ha prodotto sullo stato reale della tutela della salute. Se la sanità costituisce una voce rilevante della spesa pubblica e, quindi dell’equilibrio dei conti pubblici, determinante per la sostenibilità del rapporto tra debito pubblico e PIL, nessuno, economista, politico od operatore sanitario, può trascurare una questione essenziale. La spesa pubblica deve essere indirizzata a rappresentare un fattore di crescita economica grazie al sostegno ai settori industriali più dinamici della innovazione o alla ricerca scientifica. È utile guardare alla Spesa pubblica, abbandonando rigide e nocive politiche di austerità economica che hanno prodotto danni rilevanti al modello Welfare Europeo che al contrario ha necessità di essere rafforzato e rinnovato. La Pandemia racconta il perché.Per comodità le considerazioni sullo studio fatto da OCP possono essere confrontate con altri studi che utilizzano le stesse fonti MES. Una prima valutazione può essere condotta tra le conclusioni dell’OCP e quella dell’Ufficio Studi Ambrosetti, come si può osservare nella Tabella elaborata dall’Ufficio Studi prima dello sconvolgimento della Pandemia da Coronavirus.
Se ne deduce che il nostro è un paese per niente spendaccione su Protezione Sociale, e Sanità, rispetto agli altri Paesi della UE. L’unica leggera divaricazione si scopre avvenuta nell’anno 2017, rispetto alla media della spesa sanitaria europea, mentre in precedenza a causa della scarsa crescita economica abbiamo assistito ad una stasi delle quote destinate al settore. Diventa del tutto evidente che se si confrontano le conclusioni esposte dall’Ufficio Studi della Fondazione Ambrosetti, con quelle dell’OCP e , tutte e due, con le elaborazioni offerte dall’Agenzia Sanitaria Nazionale con riferimento ai livelli regionali le deduzioni, esaminando le Tabelle CE (Consuntivi Economici), otteniamo l’andamento reale delle entrate, e della spesa, a livello nazionale , ma anche per l’Abruzzo.
L’unico punto da tenere presente , per le valutazioni più attente, è che nel 2018 si registra una spesa sanitaria totale pari a 155,3 miliardi di euro, con una crescita dell’1,3% rispetto all’anno precedente (ovvero, 2 miliardi di euro in più). Nonostante tutto l’entità accresciuta della spesa segna comunque un rallentamento delle risorse a disposizione del SSN che nel 2017 mostrava un incremento dell’1,8% rispetto al 2016. Per pura memoria non si può omettere di segnalare che si manifesta un’altra storia per l’Abruzzo dove l’incremento della ripartizione fondi è di 6.458.283 (migliaia di euro) poco meno di un esiguo 0,3%, cioè il sesto della media nazionale.
La nostra regione, ha un incremento inferiore alla media nazionale. Dalla ripartizione in poi emerge il RUOLO DELLA REGIONE, (ecco perché nell’analisi della spesa non deve essere trascurata) dotata di “potestà concorrente” con lo Stato in materia sanitaria. La Regione è considerata la “holding” del Servizio Sanitario poiché esercita il ruolo di soggetto proprietario delle Aziende sanitarie pubbliche sul suo territorio: le finanzia, le coordina e le controlla. Per svolgere il ruolo è dotata di funzioni, assegnata dalla normativa vigente nel settore, espletate per il mezzo dei propri organi istituzionali (Giunta, Consiglio regionale), del proprio Assessore alla Sanità e dell’Agenzia Sociale e Sanitaria Regionale. Il forte indirizzo sulle responsabilità della tutela della salute delle persone viene definito nel Piano Sanitario Regionale, inoltre annualmente la regione delibera il programma e gli obiettivi da assegnare alle Aziende Sanitarie Locali ed alle Aziende Ospedaliere. Da questo punto in poi emerge la robusta presenza del meccanismo perverso della Spesa Storica cosa della quale gli enti, gli uffici studi ed, in questo caso la circostanza si ripete con l’Osservatorio, che non valuta la qualità della risposta sanitaria, tra le varie Sanità regionali, che al contrario sono diversificate dalla incidenza delle varie normative nazionali. Ne discende che le conclusioni dell’Osservatorio devono essere lette alla luce della disparita di distribuzione delle risorse tra le varie regioni. Un argomento, non sfiorato dall’OCP neanche quando indica il tema dell’esplodere di disavanzi in alcune regioni, che hanno costretto al controllo del deficit pubblico. Ma cosa è successo in Abruzzo cioè qual è stato l’andamento della Spesa Sanitaria Regionale in Abruzzo.
Abbiamo utilizzato come strumento le conclusioni tratte dall’OCP che ci hanno raccontato un punto di vista, da noi considerato eccessivamente ragionieristico, sul rapporto tra spesa sanitaria e PIL, per potere leggere l’Andamento della spesa sanitaria regionale in Abruzzo. Se il nostro lettore ha osservato con attenzione le considerazioni contenute nelle conclusioni OCP potrà leggere con maggiore facilità il significato dei dati elaborati dall’Agenzia Nazionale Servizi Sanitari regionali, e nel periodo che va dal 2008 al 2014, al fine di estrarre i dati sulla spesa sanitaria regionale.L’estrema sintesi dello studio AGENAS, proposto, s’incentra sull’analisi dei dati ricavati dai Conti Economici (CE) consuntivi compilati dalla Regione stessa e inseriti nel Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS) del Ministero della Salute.
Da questi dati sono ricavabili gli elementi di analisi, quali la spesa per Livelli Essenziali di Assistenza Regioni, l’andamento nel tempo della mobilità passive e Monitoraggio della griglia dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
In particolare, una prima analisi dei fenomeni più significativi, evidenzia una crescita nel 2014 della spesa sanitaria abruzzese dello 2,56% rispetto al 2013, mentre l’Italia è dello 0,89%. Per quel che riguarda la mobilità passiva, l’Abruzzo conferma il suo trend negativo e in crescita con un costo pari a – 69.559 nell’anno 2013 e a -70.715 nell’anno 2014. L’analisi del finanziamento della spesa sanitaria regionale rileva un aumento esiguo del Fondo sanitario nazionale. Per quel che riguarda invece le entrate proprie, i ricavi da compartecipazione alla spesa (ticket) e da prestazioni sanitarie erogate presentano una stasi che proseguirà fino ai giorni nostri, che comunque non sono certo le voci principale, contrariamente a quanto atteso. Di seguito si allegano alcune Tabelle, Tabella 1 e 2 – sull’andamento della spesa, Tabella 3 – della mobilità negative, del periodo che dal 2008 al 2014. Queste Tabelle forniscono alcuni dati utili, per confrontarli con le Tabelle CEE dei consuntivi delle Regioni, confrontabili con la Regione Abruzzo, nel periodo che va dal 2013 al 2017, di nostra elaborazione pubblicata da Focus Abruzzo. I dati assumono importanza perché ci portano a conoscenza e confronto con quelli dei dati Agenas che partecipa ai tavoli di monitoraggio e congiuntamente al comitato LEA. È così che le Regioni, in tal modo possono effettuare valutazioni sulla propria situazione economica, anche attraverso un confronto con i dati delle altre Regioni.

Esempio di scuola sulla ripartizione delle risorse del SSN.
Per dare risposta al tema possiamo utilizzare l’anno 2018 per metterne a nudo la composizione della spesa sanitaria pubblica. Spesa ospedaliera, (41%), é la voce più rilevante;
Spesa per altri tipi di assistenza (36%) che include riabilitazione, prevenzione e altre prestazioni;
Spesa per assistenza medico-generica e specialistica (10%);
Spesa per l’assistenza farmaceutica convenzionata (7%);
Spesa per servizi amministrativi e di gestione (6%).

Naturalmente nessuna regione assomiglia sul fronte della ripartizione della spesa sanitaria e della offerta dei servizi.