Aree Urbane Funzionali riferimento per Zes e Recovery Plan.

Aree funzionali abruzzo

Se dedichiamo un po’ di tempo alle tante elaborazioni ed adozioni normative, che fanno parte della storia e cultura programmatica  abruzzese,  ci accorgeremmo che innumerevoli volte il ritorno, in opere ed attività sul territorio regionale e  sul suo sviluppo economico, sociale e produttivo, è vicino al poco, anzi pochissimo. E’ questo il solenne richiamo che ci giunge dai contenuti del  Report elaborato dal Dott. Aldo Ronci . Titolo : AREE URBANE FUNZIONALI PER UNO SVILUPPO EQUILIBRATO ED ARMONICO DELL’INTERO TERRITORIO REGIONALE ABRUZZESE , che pubblichiamo in allegato, sul nostro sito, a questo articolo. L’elaborato proposto  ci richiama ad un punto fondamentale che emerge in tutta la sua  continuità, in questa nostra balda regione, come se le cose non mutassero mai. Sono le tante incertezze che  mettiamo insieme e non affrontiamo, ma nemmeno  ci attanagliano , come se fossimo in un mondo in attesa del superamento delle indecisioni dell’Abruzzo. La regione, nelle sue istituzioni e nelle sedi della decisione politica si muove lungo una dimensione incomprensibile, con tempi e modalità “slegate” con scelte che provocano danni e confusione negli strumenti programmatici. A cosa vale la registrazione, del decreto per l’istituzione della Zes Abruzzo, già  firmato dall’ex- ministro per il Sud Giuseppe Provenzano all’inizio di giugno (din don stiamo parlando dell’anno 2020) se non ancora procediamo alla nomina del Commissario per l’avio delle procedure. Ci sono due operazioni , volute dall’ex Ministro durante il governo Conte, il Piano Sud che torna ad individuare l’Abruzzo nel Mezzogiorno, e poi ha firmato il decreto di istituzione della Zes Abruzzo. Andando in ordine sono mesi che tutto aspetta per partire, ma siamo fermi alla nomina del Commissario. Nomina che non arriva grazie alle violenti liti tra le rappresentanza partitiche che compongono la maggioranza regionale. Se la questione non rivestisse la propria rilevanza per una regione ormai giunta alle ultime flebili  lamentele sui dolori vissuti, anche a causa della Pandemia, sul terreno della occupazione e della tenuta economica, produttiva e sociale ci guarderemmo dall’occuparcene.  Si potrebbe incorrere in qualche dura rampogna da parte di chi è continuamente occupato in “campagne” costanti di propaganda per auto incensarsi, visto che gli abruzzesi non trovano il motivo per farlo.  Questi due strumenti citati sono il punto dal quale, a nostro avviso,  il Report elaborato da  Ronci,  per cominciare a ragionare sul come innescare uno SVILUPPO dell’area Peligna in un quadro regionale definito. Quella Peligna, con epicentro Sulmona, ci parla di un’area che  ha subito una flessione forte in tutti i suoi indicatori .  Ad esempio Sulmona, in questo periodo, è entrata  in una situazione di  profonda crisi con l’occupazione in calo, mentre  la popolazione che  decresce a ritmi impressionanti, segnando uno spread negativo rispetto all’Italia di 13 punti percentuali. Una de-crescita addirittura  superiore all’Abruzzo, che raggiunge una crescita della popolazione del 2% , pur registrando uno spread negativo rispetto all’Italia di 2 punti percentuali. Ma se questi dati allarmanti, insieme ad altri dello stesso tenore, evidenziano la necessità di interventi incisivi,  per il rilancio di un territorio che sta vivendo diverse “trascuratezze” da parte dei decisori politici, ai quali  il Report ci richiama indicando  lo strumento dell’Agenda Urbana che, meglio di qualsiasi altro, potrebbe avviare un percorso di sviluppo armonico ed equilibrato di tutto il territorio Abruzzese. Attraverso l’uso delle AREE URBANE FUNZIONALI PER UNO SVILUPPO EQUILIBRATO ED ARMONICO DELL’INTERO TERRITORIO REGIONALE ABRUZZESE-. Giusto ma senza dimenticare che la Regione  Abruzzo ha da anni abbondonata la strada indicata dal Quadro di Riferimento Regionale (QRR) , adottata dalla stessa con il  Documento Definitivo D.C.R. 147/4 del 26 gennaio 2000 denominato- NORMATIVA del Q.R.R.. che indicava aree funzionali di sviluppo. Per anni la nostra regione ha perseguito un disegno unitario attraverso le 7 Aree Urbane Funzionali che rappresentavano la struttura policentrica del territorio abruzzese. Oggi proprio queste riflessioni vogliono evidenziare che non è stata “lungimirante” superare la individuazione  delle Aree Urbane Funzionali. Pensare ad una programmazione dello sviluppo possibile attraverso solo i quattro grandi centri urbani a fare da calamità, magari spogliando ulteriormente il territorio interno, al centro dell’interesse e dell’attenzione della politica regionale è stato un errore “concettuale” che ha creato solo danni.  Se non fosse così a che pro la scelta effettuata è stata quella della istituzione della ZES includendo il territorio regionale, in tutta la sua complessità ? Il decisore politico ha pensato ad uno strumento di “governance” utile ed in grado di attivare i “vantaggi”  per stabilire  strategie che vanno dall’efficienza dei sistemi insediativi, alla tutela dell’ambiente; che garantiscono  servizi essenziali ed indispensabili , valorizzano le vocazioni locali;  mentre danno sostegno ai settori produttivi articolati livello territoriale attraverso la  rete regionale per l’innovazione che la Zes si propone di organizzare. La Zes apre una stagione di importanti opportunità per l’Abruzzo, in particolare per quello che concerne la materia fiscale, con i crediti di imposta e le agevolazioni rivolte agli investimenti, e in materia amministrativa, con l’adozione di procedure di semplificazione in grado di accorciare i tempi e ridurre gli oneri burocratici per le imprese. Si realizza così un contesto estremamente favorevole alla realizzazione di nuovi investimenti, alla creazione di nuovi posti di lavoro e allo sviluppo economico dell’Abruzzo”. Quindi il ridisegno del tessuto programmatico regionale attraverso il ridisegno ottenuto con le AREE URBANE FUNZIONALI sono il punto di riferimento territoriale e programmatico utile per l’Abruzzo, e per esaltarne le caratteristiche del buon localismo ed  esplicitano la funzionalità del collegamento con la Zes. Ed è difficile pensare a cose diverse,  che sarebbero “cervellotiche”  e poco aderenti alla nostra realtà regionale ed alle vocazioni territoriali che si delineano dalla costa alla montagna. Attenzione perché tutta questa premessa poggiata sulla strumentazione programmatica territoriale della regione e sulla istituzione della Zes, ha oggi un suo valore in quanto coincide con la stagione di investimenti del Recovery Plan di matrice europea, “che canalizzerà oltre 200 miliardi di euro verso il nostro Paese e risorse molto significative anche verso la nostra Regione, in grado di aggiungere elementi di competitività al sistema economico e produttivo, in particolare per quello che concerne il potenziamento delle infrastrutture, delle reti, della tecnologia e dell’innovazione”. Questi appunti di oggi sono la base per proseguire con un’altra analisi su come la regione ha gettate sul tavolo le sue pessime carte per esercitare un ruolo nella gestione di fondi del Recovery Plan: una Banca Dati di 74 progetti (estratti dai cassetti) senza nessuna indicazione su una  “visione” dello sviluppo regionale , ma una richiesta di finanziamento di opere per lo più “slegate” tra di loro.