Artigianato e piccole imprese chiedono sostegno per evitare la chiusura.

micro impresa

Il Report di Aldo Ronci, LE IMPRESE ARTIGIANE IN ABRUZZO nel I semestre 2022,   elaborato per conto della CNA, espone dati significativi sulla continuità negativa fra incrementi di numero  e cessazioni delle piccole imprese ed artigiane. Da annotare subito che lo stesso andamento non viene osservato nel settore Costruzioni, dove agisce indubbiamente l’incentivo legato al “Superbonus 110%”, anche se con valori percentuali inferiori, cioè lo 0,70%,  rispetto all’incremento nazionale che è pari all’1,64%. Insieme alle costruzioni crescono servizi per la persona e pulizia e giardinaggio. Ma nel merito, così come comunicato da CNA, è avvenuto che nel primo semestre 2022, le iscrizioni totali delle imprese sono state 4.025, con 3.763 cessazioni, quindi un incremento di 262 unita, mentre nell’Artigianato a fronte delle iscrizioni pari a 951 si sono verificate 986 cessazioni, quindi una perdita di 35 unita. È allarmante dovere segnalare che, sempre nell’artigianato quella flessione che è stata dello 0,12% è perfino in controtendenza con l’incremento nazionale dello 0,49%, con l’Abruzzo al quart’ultimo posto assoluto». Nel Report è ulteriormente leggibili, sulla base dei dati relativi alle imprese prelevati dal sito www.movimprese.it  che, sul piano territoriale, l’artigianato registra un saldo negativo in tre province: Teramo (-20), Chieti e Pescara che decrescono entrambe di 13 unita, mentre L’Aquila è l’unica provincia a registrare un incremento pari  (+11).  Ma questo andamento, che si ripete nei trimestri e negli anni, ci riporta alla nostra già denunciata preoccupazione  sugli ulteriori  danni che possono arrivare dall’aumento del costo dell’energia e dei carburanti, dalla difficoltà di reperimento delle materie prime e dai danni preventivabili a causa del conflitto in corso. Danni che si aggiungono  a quelli in atto determinati da una “completa” e persistente mancanza di politica regionale nel settore. All’orizzonte non si affaccia nessuno annuncio di cambiamento della politica della disapplicazione della legge regionale di settore su cui il Bilancio dell’Ente non prevede finanziamenti, mentre abbiamo lette altre,  sui giornali, dove il Presidente della GR improvvisamente dichiara di volersi occupare del superamento della crisi delle zone “interne” senza spiegare come, chi, dove e quando, ma solo perché stiamo ormai ad “urne aperte”. Se viole essere uno Slogan elettorale, non è ben riuscito visto che non viene preannunciata  l’attenzione a quanto invocato da più parti, di occuparsi della questione centrale che si chiama politica del Credito in Abruzzo. La nostra Regione è ormai “ostaggio” di un sistema finanziario, tutto dedito al “rastrellamento” di risorse, che non sente neanche il dovere di spiegare agli abruzzesi la disparità tra la crescita costante dell’entità del risparmio degli abruzzesi, e la decrescita dei finanziamenti erogati alle imprese.  Un sistema che sta già determinando l’indebolimento del Pil regionale (previsioni SVIMEZ) ed il restringimento dell’area  del lavoro e della “buona” occupazione. In conclusione i numeri esposti sono anche il frutto della esistenza di una vera è propria crisi del sistema finanziario, nei confronti delle piccole imprese ed artigiane. 

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