Nella sanità è tempo di scelte.

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Non si può negare la necessità di avviare nel nostro Paese una riflessione organica sul futuro del Sistema sanitario e più in generale del Sistema di Sicurezza Sociale che per anni hanno garantito a tutti i cittadini le tutele fondamentali della salute e del benessere.
Le riflessioni pubblicate dalla Fondazione Censis, sulle dinamiche che caratterizzano un settore complesso ed eterogeneo come quello sanitario articolato tra sanità pubblica, sanità privata e sanità intermediata (ovvero di quella gestita attraverso le Compagnie di Assicurazione ed i Fondi Sanitari), possono aiutarci a trovare i percorsi seguiti più recentemente ed individuare le storture da correggere.
Le prime situazioni che sollecitano l’attenzione sono l’invecchiamento e l’aumento della speranza di vita, l’incremento delle patologie cronico-degenerative e l’adeguamento alle innovazioni scientifiche e tecnologiche.
Sono dati di fatto accompagnati dalla crescita delle aspettative dei cittadini che richiedono una crescita in termini di qualità del servizio e tempi di erogazione.
Un mix che determina la spinta ad un costante e generale innalzamento dei costi sanitari che , se non governata, rischia di incidere sulla capacità assistenziale e sulla stessa stabilità del Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.).
Da queste considerazioni devono partire le Istituzioni, le forze politiche e le parti sociali per dotarsi di una base di analisi sufficientemente solida per lo sviluppo di risposte efficaci ai nuovi bisogni di cura e protezione della popolazione.
Uno dei nodi cruciali da sciogliere nei prossimi anni sarà indubbiamente quello del finanziamento del sistema sanitario e del mantenimento di qualità adeguata delle cure per tutti i cittadini, coniugando sostenibilità, equità e promozione della salute.
Trend della Spesa Sanitaria in Italia
Il rapporto citato (Censis-RBM) attraverso la lettura del grafico pubblicato sui dati di analisi del trend della spesa sanitaria del nostro Paese, ci consente di osservare come la spesa sanitaria pubblica, dopo la brusca contrazione tra il 2013 ed il 2014, sia rimasta sostanzialmente stabile tornando a riallinearsi a valori prossimi a quota 110 miliardi di Euro che ne hanno caratterizzato il livello nell’ultimo decennio.
Nel contempo la spesa sanitaria privata si è consolidata, ormai da più di 7 anni, oltre quota 30 miliardi di Euro, divenendo una componente strutturale del modello di accesso alle cure degli Italiani, con una sua dinamica crescente nonostante un contesto macroeconomico sfavorevole che ha colpito negli anni recenti l’area Euro.
Dal 2013 al 2016, in piena fase recessiva, la spesa sanitaria privata ha registrato un tasso di crescita del 4,2%, superando anche il tasso di crescita dei consumi privati delle famiglie (che si è attestato al +3,2%).
In concreto, ognuno di noi aggiunge, al finanziamento per il Servizio Sanitario Nazionale attuato, come noto, attraverso la fiscalità generale (per un ammontare pro capite di 1.867,83 Euro) un contributo aggiuntivo a proprio carico pari mediamente a 580 Euro pro capite ovvero a poco meno di 2.000 Euro (1.966,91 Euro) per ciascun nucleo familiare.
Questi rilievi non fanno che confermare le ragioni di chi sostiene che il nostro Paese esprime un significativo sottofinanziamento della propria spesa sanitaria.
Un dato significativo visto che nell’ultimo decennio la spesa sanitaria pubblica in Italia è cresciuta in media dell’1% annuo contro un +3,8% degli altri Paesi dell’Europa a 14.
Nel 2016 la spesa sanitaria pubblica in Italia è risultata inferiore del 37% rispetto alla media dei Paesi dell’Europa a 14, la spesa sanitaria privata del 19,5% e quella totale del 33%.
Ma è obbligatorio paragonare il livello della qualità ed accessibilità dei Sistemi Sanitari Regionali con l’ammontare della spesa sanitaria.
Con le normative susseguitesi in materia di Federalismo, nel campo della sanità, si sono affermati, tra i territori e livelli regionali, differenzazioni enormi, non può limitati ai soli aspetti finanziari, ma alle correlazioni esistenti tra qualità ed accessibilità delle cure e livello di finanziamento garantito al sistema sanitario.
In concreto, sempre secondo Censis, l’indice di buona salute dei SS regionali dove viene misurato il rapporto tra lo stato di salute della popolazione e spesa sanitaria per cittadino, mostra differenze intollerabili tra territori appartenenti a questo paese.
Infatti è la Provincia Autonoma di Bolzano che registra un indice di buona salute del 8,7/10 a fronte di una spesa pro capite di 2.996,05 Euro la migliore performance (best performer) risulta essere quella della.
Seguono le Regioni Marche (indice di buona salute 6,8/10 e spesa sanitaria pro capite di 2.325,93 Euro, Veneto (indice di buona salute 6,8/10 e spesa sanitaria pro capite di 2.537,87 Euro) ed Emilia Romagna (indice di buona salute 6,80/10 e spesa sanitaria pro capite di 2.556,21 Euro).
Un gradino più basso troviamo le Regioni Liguria (indice di buona salute 5,1/10 e spesa sanitaria pro capite di 2.599,88 Euro) e Lazio (indice di buona salute 5,60/10 e spesa sanitaria pro capite di 2.461,31 Euro).
Gode di un indice di basso punteggio l’’Abruzzo, di poco superiore al 6/10 , mentre la Campania (indice di buona salute 3/10 e spesa sanitaria pro capite di 1.949,26 Euro) guida i livelli bassi di tutte le altre Regioni del Sud, con la sola esclusione del Molise.
Ma il capitolo più allarmante, per la nostra regione, sono i numeri che riguardano il rapporto tra tempi medi di attesa per prestazione e spesa sanitaria per cittadino.
Al la Regione Valle d’Aosta con un tempo di attesa pari a 21,20 giorni e spesa sanitaria pro capite di 2.906,02 Euro), seguita dalle Regioni Veneto (tempo medio di attesa 33,69 giorni e spesa sanitaria pro capite di 2.537,87 Euro) ed Emilia Romagna (tempo medio di attesa 35,63 giorni e spesa sanitaria pro capite di 2.556,21 Euro), non riusciamo certo avvicinarci con i nostri tempi doppi di attesa pari a ca. 50 giorni di attesa e spesa sanitaria pro-capite di 2.200 Euro.
La prima indicazione è che qualità dei sistemi sanitari regionali, intesa come capacità di promuovere e tutelare la salute dei cittadini, come anche la loro capacità di garantire un’effettiva accessibilità alle cure, non può prescindere da un livello di finanziamento adeguato. Pertanto, considerando i vincoli di bilancio sul fronte della finanza pubblica appare fondamentale favorire una diversificazione “governata” (e non “fai da te”, come avviene oggi…) delle fonti di finanziamento del sistema sanitario organizzando la spesa sanitaria privata con l’obiettivo di liberare nuove risorse.
Bisogna dire che tutte le Regioni che presentano degli indicatori di buona salute elevati, come del resto anche quelle che possono vantare tempi di attesa ridotti, si caratterizzano infatti per una contribuzione aggiuntiva da parte dei cittadini piuttosto elevata e diversificano i propri percorsi di cura tra strutture sanitarie pubbliche e strutture sanitarie private.
Paradossalmente questo assetto emerge più nettamente nelle Regioni con maggior presidio garantito dal Servizio Sanitario Nazionale, come quelle della macro area Nord Est, dove a fronte di una gestione quasi totalitaria dei bisogni ospedalieri e di alta specializzazione dei cittadini da parte del Servizio Sanitario Nazionale, gli erogatori privati tendono ad occuparsi prevalentemente dell’erogazione di prestazioni sanitarie nell’area della diagnostica di base e dell’odontoiatria.
La terza ed ultima indicazione, attiene invece alle notevoli differenze in termini di livello di finanziamento e di performance registrate tra i diversi Servizi Sanitari Regionali.
Emerge che non solo ci troviamo di fronte attualmente ad una capacità assistenziale disomogenea tra Regione e Regione ma che tali differenze, anche in ragione della capacità di investimento di ciascun Sistema Sanitario Regionale, sono destinate a crescere polarizzando sempre più gli insieme dei Sistemi Sanitari Regionali efficaci e dei Sistemi Sanitari Regionali inadeguati.
Ma l’altro capitolo riguarda un fenomeno, che odiernamente cresce con numeri esponenziali, della “rinuncia” alla cura per difficoltà di reddito. Ma questo è il capitolo successivo da affrontare e non per minore importanza, ma per sviluppare un approfondimento adeguato alla preoccupazione che ci deve riguardare.