Boccia Ministro degli Affari Regionali dice NO alla fine della solidarietà Nazionale.

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Una volta superate le perplessità sulla possibilità che la vicenda scoperta sul trasferimento delle risorse dello Stato dal Sud a favore delle regioni del Nord, non ci è restato che approfondire l’argomento. Via via la verità  è venuta fuori lasciando emergere la distrazione dei gruppi dirigenti. Ora i fatti parlano ed è ora che quando detto da Francesco Boccia in sede di audizione alla Commissione Finanze della Camera. Letteralmente  “Alle spalle abbiamo un buco da 61 miliardi. Risorse che dovevano essere garantite in maniera equa al Mezzogiorno.”

Dunque gli effetti ingiusti del meccanismo (o trucco) perverso della Spesa Storica ha permesso un trasferimento di miliardi, operato dal Nord ai danni del Sud. 

Una verità consacrata in una autorevole sede parlamentare, all’interno di un’indagine conoscitiva destinata a lasciare il segno.

Soldi veri transitati dal Sud per alimentare l’assistenzialismo del regionalismo del Nord.

Sono state minate le fondamenta dell’economia italiana e della coesione civile. La Presidente della Commissione Parlamentare Ruocco ha dichiarato che la solita scusa (accampata dai solerti Governatori del Nord in particolare Zaia e Fontana) sulla incapacità delle Regioni meridionali a rendere operativa la spesa , di fronte a questi numeri, diviene molto debole anzi deve essere approfondita  “il discorso della distribuzione e della perequazione delle risorse è a monte, bisogna capire quante risorse ha un territorio rispetto a un altro”.

Incredibilmente la spesa pubblica per investimenti si è azzerata  dove ve ne era maggiore bisogno.

Gli abruzzesi devono propria la proposta di  vincolare su più fondi pluriennali di investimento un flusso significativo di risorse per le aree in ritardo.

Qualcuno ha fatto notare (un editoriale di Roberto Napoletano sul Quotidiano del Sud) l’urgenza di rimandare a casa chi ha tradito colpevolmente questo mandato, a partire dalla Cassa Depositi e Prestiti.

«Alle spalle abbiamo un buco da 61 miliardi. Risorse che dovevano essere garantite in maniera equa al Mezzogiorno. Invece dal 2001 al 2019 la quota media di trasferimenti al Sud non è mai andata oltre il 24%, con picchi del 28% e del 19%. Quando avrebbe dovuto essere garantito il 34%».

Il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia ha cominciato a snocciolare i numeri dello scippo ai danni del Sud.

Le responsabilità, però non riguardano solo i governi di tutti i colori che, decennio dopo decennio, si sono succeduti, ma anche aziende a partecipazione statale, come Anas, Ferrovie dello Stato e Rfi, che si sono ben guardate dal programmare investimenti in grado di spingere un  equilibrato sviluppo dei territori che sono rimasti più indietro».

Naturalmente, di fronte a questi numeri (taroccati) bisogna cambiare in maniera , a partire dallo Stato centrale, le modalità di uso dei fondi pluriennali di investimento dando priorità a tutte le aree in ritardo di sviluppo.

In questo modo può ripartire l’intera Italia, grazie ad uno Stato che riorienta i grandi fondi di investimento sulle aree meno sviluppate».

Ma (leggete leggete) il Ministro Boccia ha anche avanzato l’idea dell’urgenza di un  grande disegno dell’autonomia differenziata.

Oggi, grazie a questa idea del Ministro, siamo in grado di conoscere finalmente gli atti predisposti  sull’autonomia ereditati dall’ex ministra Erika Stefani e sapere da  dove nasce la visione diametralmente opposta messa in campo nei quindici mesi di governo gialloverde.

Le carte trasmesse chiariscono le pretese messe nero su bianco da Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Le regioni Veneto e Lombardia, hanno chiesto di appropriarsi di 23 funzioni, il massimo consentito.

Dopo la lettura di queste carte il Ministro ha comunicato che lo stesso governatore del Veneto Luca Zaia, ammette la necessità di riconoscere  il modello di perequazione previsto dalla legge 42/2009 e dal successivo decreto 69/2011. Un passaggio che fino a oggi era semplicemente stato omesso, senza proporre alcun modello di perequazione alternativo.

La conseguenza di questi confronti con le Regioni sono che, oggi il Ministro avanza l’idea di una Legge quadro dove le intese fra Stato e regioni dovranno conformarsi ad alcuni obiettivi, come il finanziamento delle funzioni attraverso la determinazione dei Lep (Livelli Essenziali delle Prestazioni).

Sono quindi i Lep e la perequazione infrastrutturale, che ci restituiscono un quadro fondamentale.

Il nostro compito è seguire con attenzione questa evoluzione politica e pretendere che la istituzione regionale e le rappresentanze politiche abruzzesi siano vigili nella tutela degli interessi degli abruzzesi.

E’ bene ricordare che su due argomenti fondamentali Sanità ed Istruzione questa tutela non è stata esercitata. Due settori oggi in crisi nella  nostra regione anche a seguito dei danni provocati dalla distrazione in corso.