Credito bancario patrigno per le imprese abruzzesi abruzzesi. La Regione deve dirigere il cambiamento.

tasche vuote

Le analisi e gli obiettivi, magari diversi tra di loro, in questa emergenza sanitaria ed economica devono fare emergere una progettualità innovativa. Le osservazioni sui dati economici e produttivi regionali ci raccontano il suo attuale sistema produttivo, dove PMI, artigianato e  micro imprese, offrono una importante tenuta della occupazione.  Da qui bisogna partire per costruire una crescita più inclusiva e sostenibile, aumentare la resilienza economica e migliorare la coesione sociale, perché esso rappresenta  circa il 60% dell’occupazione e di pari entità il valore aggiunto. Motivo nel quale questo “stato produttivo”, con  la sua peculiarità, pretende centralità  nella agenda politica regionale. Ma questa operazione richiede di comparare  la nostra struttura produttiva con quella nazionale, tenendo conto che diverse  attività si sono concentrate, nel tempo, nell’offerta di servizi specifici, che richiedono meno risorse. Ma se è così bisogna cambiare una  tendenza, che appartiene ad una idea di sviluppo residuale che non ci aiuterà a resistere agli effetti gravi che si svilupperanno all’indomani dell’auspicabile superamento della  Pandemia in atto.        Una situazione di emergenza mondiale che ha già richiesto i necessari cambiamenti dinamici e prospettive coerenti con le linee europee e nazionali  individuate nel Recovery Fund, o più elegante Next generation EU, che chiederanno diversi comportamenti in materia di programmazione economica, in direzione dei  settori indirizzati alla ecosostenibilità economica, alla innovazione green ed  alla trasformazione digitale. Tendenze che riguarderanno il sistema delle imprese in Abruzzo, dove creazioni e  cessazioni hanno vissuto fasi alterne, ma indicate trasformazioni interessanti insieme a sbocchi  in settori a produttività e salari bassi. Un report elaborato dal dott. Ronci intitolato: Variazioni delle imprese in Abruzzo nel II trimestre 2020  ci disse che alle 1.355 andavano tolte 825 per registrare un saldo di 530 imprese, nonostante il confinamento, cioè i provvedimenti governativi hanno aiutato le imprese in difficoltà. Ma sono le stesse imprese che operano senza efficaci sostegni regionali di politiche del credito e di finanza bancaria. Anche in questo caso un recente  report elaborato, sempre da Ronci, IL CREDITO BANCARIO IN  ABRUZZO  nel II trimestre 2020 consistenze nel II trimestre 2020 e variazioni sui 12 mesi precedenti – può aiutarci nella lettura della fase. Il  report citato, ci fa subito osservare che l’EMERGENZA COVID19, gli interventi di sostegno del Governo, non sono stati sufficienti a coprire l’asciugamento di liquidità prodotto dal sistema bancario in Abruzzo.  Quindi il Governo ha emanato provvedimenti per facilitare l’erogazione di finanziamenti, il sistema creditizio ha fatto conoscere  la sua “avarizia”. Se si introducono, nel II trimestre 2020, prestiti alle imprese pari a 11.071 milioni di euro, però di questi 605 milioni di euro sono erogati  grazie ai provvedimenti per il Covid19, apprendiamo che il sistema abruzzese si ritrae come una lumaca. Infatti si conferma il dato, poco confortante,  di un rapporto tra il prestito medio per impresa Abruzzese e quello Italiano pari al 60%. Si rafforza la perenne crisi di liquidità  che caratterizza l’Abruzzo delle piccole imprese che hanno richiesto ed ottenuto prestiti garantiti pari al 12% dei finanziamenti, mentre a livello nazionale la richiesta è stata appena del 9%. In concreto il report sottolinea che i prestiti alle imprese nei 12 mesi che precedono il II trimestre 2020 hanno subito un decremento di 191 milioni di euro con una flessione percentuale dell’1,7% contro un incremento nazionale del 3,7%. Ed ecco che si evidenzia il perché di un nostro giudizio di merito sul credito “avaro”in Abruzzo:  i dati al netto dei finanziamenti garantiti per Covid19,  ammontano a 605 milioni di euro, quindi  i prestiti alle imprese rispetto all’anno precedente  hanno un decremento di 794 milioni di euro.  Per questo che deve essere avvertito il  bisogno di cambiare passo trovare percorsi per migliorare la competitività e la redditività delle imprese, in particolare delle micro-imprese, sorgente di occupazione di qualità e quantità. Ed è qui che torna all’ordine del giorno il ruolo dell’Esecutivo regionale che deve dimostrare il proprio interesse alla costruzione di relazioni tra gestori delle politiche creditizie e le  vocazioni territoriali; a politiche fiscali più selettive; alla messa a disposizione di servizi e risorse capaci di attivare innovazione di prodotto e di sistema organizzativo.  Un percorso abruzzese  per entrare nella finestra che si apre sulle grandi occasioni offerte dai processi di digitalizzazione, di innovazione ed internalizzazione, ma anche della economia ecosostenibile e del verde. Allora poniamo al centro le modalità con  le quali  realizzare scelte organiche applicando,  quando già previsto nella  Legge di settore n° 23 (Legge quadro sull’artigianato) togliendola dal cassetto per mancanza di risorse. Ma anche formazione, ricerca di nuovi talenti e di capacità imprenditoriali nei settori che troveranno nelle nuove ed attese linee programmatiche Europee e nazionali, spunti per processi di  Innovazione, di stimolo alla produttività  e alla digitalizzazione del sistema produttivo, cioè le nuove opportunità per partecipare alla prossima rivoluzione della  produzione. Suggeriamo di mettere dentro questa discussione le  Associazioni degli imprenditori e i Sindacati nel dibattito per realizzare il “pollaio” delle idee.