Dopo l’Export a picco, crollo della occupazione. Un semestre nero per l’Abruzzo.

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Non abbiamo terminato di “digerire” il significato dei dati contenuti nel Report sull’Export, del Dott. Aldo Ronci, oggetto di un comunicato della CNA abruzzese, per essere ancora raggiunti da una ulteriore comunicazione, che certifica l’esistenza di una spirale negativa, di segno completamente opposto al resto del nostro paese, anche sulla occupazione.  Un dato allarmante, quello sulla occupazione, registrato nel I semestre 2022, perché si rende pubblica in un periodo particolare contrassegnato da due tendenze negative. La prima è che la  dinamica di crescita del numero di imprese presenta un piccolo incremento percentuale di appena lo 0,12%. Numero che ci posiziona  al terzultimo posto nella graduatoria delle regioni d’Italia. La seconda come abbiamo annotato come Focus, nella occasione precedente, di pubblicazione del Report sull’andamento dell’export abruzzese. Anche qui, una flessione dello 0,8%, mentre si sviluppa un incremento nazionale del 22,5% nazionale. La cosa non ci era sfuggita, infatti già abbiamo annotata la crescita “repentina” dell’export nell’Automotive della regione Veneto con due  Miliardi in breve tempo. Forse un miracolo dell’Autonomia Differenziata visto che al MISE che si occupa di politiche industriali opera il Ministro Giorgetti, Non nuovo a spostamenti di risorse dal Sud verso il Nord. Purtroppo sappiamo già di non essere residenti “nella piccola Svizzera” come cercano di convincerci le “rosee” dichiarazioni del presidente Marsilio, accompagnate dal coro degli esperti bancari e degli economisti compiacenti,  sui “chiari segni di tenuta del tessuto economico e produttivo” regionale. Naturalmente, i nostri sforzi per informarli che ,stanno dando una “cattiva“ lettura, non riesce a raggiungere lo scopo. Tanto meno a farli recedere portando, alla loro conoscenza, l’esistenza dell’ennesimo andamento negativo dell’Export abruzzese lungo il corso dell’intero semestre 2022. A tale fine abbiamo pubblicato sul nostro sito Focus i dati del report, redatto dal dott. Aldo Ronci “L’EXPORT ABRUZZESE NEL I SEMESTRE 2022” ,  che ci porta a conoscenza della pesante, ed ulteriore flessione del settore principe Automotive, segnale di forte preoccupazione rispetto alle nostre più fosche previsioni sul futuro, della occupazione industriale nella nostra Regione. Ed in Val di Sangro in particolare, funestata dai continui blocchi di forniture che ormai sono un fenomeno, tutto nostro visto che in Polonia, stesso prodotto tutto procede in continuità produttiva. Ma queste  considerazioni, sui dati riferiti ad andamento imprese ed Export, nel semestre annunciano la immancabile  “certificazione” dello “scapicollo” proprio nella occupazione. Siamo di fronte ad una perdita secca di lavoro e del numero dei lavoratori.  Tutto questo ci viene descritto grazie al prezioso report (di Aldo Ronci) IL MERCATO DEL LAVORO IN ABRUZZO nel I semestre 2022. Viene a nudo che l’occupazione in Abruzzo ha subito un vero e proprio tracollo, con una disoccupazione che raggiunge livelli altissimi. Ci viene spontaneo riutilizzare una nostra espressione contenuta in uno scritto precedente per riaffermare che : “Solo in un mondo parallelo mentre l’economia regionale va a picco, insieme alle attività che chiudono, accompagnate da una disoccupazione in aumento,  si puoi leggere che ci sono segnali positivi”. Una informazione “sacrilega” che lascia passare l’idea di un buon “mantenimento del sistema economico e produttivo dell’Abruzzo”. Eppure, l’ISTAT ci aveva già consentito di verificare che, tra il IV trimestre del 2021 ed il I Trimestre 2022, gli occupati avevano subita una flessione di ben 28 mila unità.  Una informazione che non ha prodotto particolare attenzione, eppure si annunciava quello che oggi possiamo leggere in questo ultimo Report . Possiamo constatare che l’occupazione in Abruzzo ha subito un ulteriore tracollo, mostrando una disoccupazione che raggiunge livelli ancora più alti. Tra il IV trimestre 2021 e il II trimestre 2022, gli occupati subiscono una ulteriore flessione per raggiungere nel periodo le  33 mila unità, superando il numero della già avvenuta perdita di 28 mila unità. In sintesi un I semestre 2022 nero che ci “notifica” un incremento di 14.000 disoccupati pari al 31,1% in controtendenza rispetto al dato nazionale che ha segnato un decremento del 12%. Un incremento dei disoccupati che attesta l’Abruzzo sul versante del peggior risultato a livello nazionale, eppure non riesce però ad allarmare gli osservatori, l’informazione e le rappresentanze istituzionali abruzzesi. I decrementi più alti sono stati registrati nel comparto del commercio, alberghi e ristoranti e in quello degli altri servizi che piazzano l’Abruzzo, in entrambe le categorie, agli ultimi posti della graduatoria nazionale.  Come una sorta di quiete prima della tempesta, portata dalle nuvole nere  che si addensa sulle nostre già deboli capacità produttive nei settori industriali ed agricoli. Bisogna immediatamente correggere quella diversa lettura già data nei circoli politici istituzionali, da esperti bancari e diversi economisti che basavano il loro pensiero sull’esame del picco congiunturale dell’occupazione in Abruzzo, con il riferimento all’anno 2019  (precovid), di  485mila occupati, rapportandolo  a due rilevazioni di fila sul II° Trimestre 2021 e 2022 (Istat-Luglio) dove gli occupati dipendenti e indipendenti totalizzano le  477mila unità. Numeri che risentivano della incidenza positiva dei provvedimenti di sostegno del governo, soprattutto nel 2020, ma poco utili per effettuare analisi sullo stato reale della Economia abruzzese, in maniera scolastica e senza pronosticare un prevedibile calo legato alla crisi sanitaria, a quella energetica e alle difficoltà produttive e di consumo che l’aumento inflattivo provoca.  Ma in questa assenza di dibattito, con al centro ovviamente, l’assoluto auto-riconoscimento della forza dell’azione della “immobile” giunta regionale di destra abruzzese, a tutti sfugge che lo stato numero totale degli occupati deve essere accompagnata da valutazioni sul tasso di occupazione in relazione al  calo demografico, della popolazione in età da lavoro. Comunque se l’Istat nel mese di luglio 2022 certifica che il tasso di occupazione abruzzese è al 58%, non è sufficiente osservare che è un punto in più rispetto all’anno precedente, omettendo di osservare che sono 5 i punti sotto la media nazionale che nel frattempo è cresciuta fino al 60,3%. Questa è la realtà di cui preoccuparsi, non solo perché l’occupazione non cresce, ma perché anche il calo demografico di questa regione ci dona un altro segnale evidente del suo declino. L’altro aspetto che non deve sfuggire è che  il dato sulla occupazione riguardante il 2022, è caratterizzato anche dalla crescita della precarietà del lavoro. L’Abruzzo la fa da “padrona per il suo record di lavoratori precari, raggiunto, come le serie storiche dimostrano, perché queste persone vengono ideologicamente utilizzate come “locomotiva” durante le fasi di crescita e come “carrozza del treno da sganciare” facilmente durante le fasi di difficoltà. Si è ripetuto un fenomeno tipico del comportamento della imprenditoria abruzzese che ha realizzato nella nostra regione, il frutto velenoso di una disoccupazione di scarsa qualità e più alta di quanto non appaia dai numeri del tasso di disoccupazione ufficiale.  Gli economisti, gli osservatori, le Associazioni delle Imprese e dei lavoratori sono chiamati ad un maggiore impegno, perché l’Abruzzo ha bisogno di rispetto ed attenzione e merita un’azione politica per l’arresto del suo “declino”. Le nostre opinioni sulla “voragine” tra le cose comunicate dal Presidente Marsilio, in occasione della richiamata due giorni dedicata ad “Abruzzo Summit Economy”, dove parlò, accompagnato dagli esperti finanziari ed economisti (compiacenti), di un Abruzzo regione delle “meraviglie” mosca cocchiera e traino del trend di recupero del mezzogiorno, mentre la fredda verità già circolava nei numeri degli Istituti e degli Enti dediti allo sviluppo. Ma questi numeri nascondono una bomba sociale per l’Abruzzo. Il pericolo nascosto nel comportamento oscuro di Atlantis. Durante la persistente assenza delle Istituzioni regionali, altre regioni affermano con “prepotenza” la loro incidenza nelle relazioni industriali con Stellantis, proponendosi con nuove organizzazioni ed accordi industriali, che stanno “strangolando” sulle forniture (che ormai veleggiano verso la Polonia a discapito delle attività localizzate nel Sangro)  l’automotive abruzzese. Tutto questo incide sulla repentina flessione sia dell’export in generale che in quella dei mezzi di trasporto, che in generale la fanno da padrone nell’economia abruzzese. La Lega insiste sulla Autonomia Differenziata, facciamolo anche noi. Oltre alla cancellazione dello scippo decennale, che il Nord ha fatto all’Abruzzo, di risorse  per il suo sviluppo,  bisogna ricontrattare sull’automotive  per “correggere” la propensione “antimeridionale” di Stellantis che trascura, sia il Sangro che il resto, a favore di nuove e, sostitutive, intraprese al Nord, con la “benedizione” del governo ed il silenzio della Giunta Regionale.