Urge la verifica sulla correttezza dell’uso dei fondi alle Imprese, da parte delle Banche abruzzesi.

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Un quesito che giunge spontaneo dopo la lettura del  Report, IL CREDITO BANCARIO IN ABRUZZO NEL 2020 elaborato per conto della CNA Abruzzo, dal Dott. Ronci, che  questa volta non ci sorprende. Infatti come già preannunciato  in un suo studio precedente, nel 2020 l’emergenza sanitaria causata dal Covid 19 ha determinata una crisi di liquidità per le imprese. Per questi motivi, ispiratori,  il Governo ha  emanato una serie di provvedimenti per facilitare l’erogazione di finanziamenti da parte del sistema creditizi. La concessione di  garanzie dirette  da parte dello   Stato  che variavano dall’80% al 100% dei prestiti. Nell’anno 2020, i prestiti alle imprese hanno raggiunto i 10 miliardi e 980 milioni di euro e di questi ben 2 miliardo e 108 milioni di euro sono stati quelli erogati in seguito ai provvedimenti per il Covid 19. Constatare, oggi, che le cose denunciate in precedenza si sono verificate puntualmente, non son sono un buon viatico , per esaminare con benevolenza l’operato dei player della finanza e del credito abruzzesi. Andando a riprendere le cose descritte nel Report dedicato all’andamento de “ IL CREDITO BANCARIO IN  ABRUZZO nel III trimestre 2020”. Già dalla lettura dei dati pubblicati sul Report citato si poteva intuire  che  le  garanzie statali decise dai decreti di rilancio del governo Conte, non hanno avuto effetto verso l’aumento del volume dei prestiti, anzi sono state semplicemente sostitutive. Quindi, per i più distratti, possiamo riaffermare quello che avevamo già sospettato, e pubblicato su Focus. In concreto le Banche hanno chiamato i propri clienti per segnalare la occasione di potere sostituire il prestito in corso, magari fatto ai fini della innovazione o del sostegno alla produzione, per farne uno diverso con il sistema di garanzia messo in piedi dal governo. Quindi la operazione decisa dal Governo di sostegno al sistema produttivo, diventa una occasione per fare altro. È non è stata una buona cosa. Ancora una volta le banche che operano in Abruzzo, ma con cervelli ed operatività in altre parti del paese, ci trattano come una “colonia” da spolpare. In buona sostanza la Banca non fa più la Banca non opera sostegno finanziario alla produzione sul territorio dove opera, ma si costruisce uno scudo protettivo e fa opera di garanzia a se stessa eleminando il rischio di sofferenze. Bando al rischio di impresa. Ma vale solo per noi, per la nostra regione. Ed è così se nonostante la concessione di finanziamenti garantiti il sistema produttivo abruzzese ha ancora bisogno di liquidità, più di altre regioni, e tale bisogno è dimostrato dal fatto  che il rapporto tra il prestito medio per impresa della Regione Abruzzo è appena il 59% di quello Italiano (euro 86.602 contro 145.803).  Questo comportamento, del sistema bancario abruzzese, deve preoccupare chi, sul piano politico dirige il governo regionale e l’insieme degli Enti Locali, ma anche sindacati e mondo imprenditoriale,  guarda con attenzione a quanto già descritto  da Svimez, in collaborazione con Mediocredito Centrale, nel rilevare che, grazie alla concessione di garanzie da parte dello Stato, il numero di domande di credito è decuplicato rispetto al 2019 e l’intervento del Fondo di Garanzia ha mitigato la crisi di liquidità ed ha evitato fenomeni di credit crunch.  Ed oggi, a fronte dei provvedimenti ed interventi previsti dal Recovery Plan, esiste la necessità di capire quali possono essere le modalità di accompagnamento delle imprese, che dovranno superare la fase di soccorso per entrare nei processi di digitalizzazione e nei settori dell’innovazione ed internazionalizzazione, ma anche della economia sostenibile  e della transizione ecologica.  È legittimo chiedersi se il sistema bancario abruzzese è all’altezza di tale compito, perché i dati prima illustrati  chiariscono il perché di una urgenza tutta nostra. Aprire un percorso abruzzese  per entrare nella finestra che il Recovery Funds apre sulle grandi occasioni . Ormai, già dall’inizio della crisi sanitaria che si trascina quella economica,  abbiamo proposto di mettere al centro le modalità con  le quali  realizzare scelte organiche applicando,  quando già previsto nella  Legge di settore n° 23 (Legge quadro sull’artigianato) togliendola dal cassetto per mancanza di risorse. Ma anche formazione, ricerca di nuovi talenti e di capacità imprenditoriali nei settori che troveranno nelle nuove ed attese linee programmatiche Europee e nazionali, spunti per processi di modernizzazione. È opportuno ripetere il suggerimento già avanzato. Mettere insieme,  dentro questa discussione, le Associazioni degli imprenditori e i Sindacati nel dibattito per realizzare il “pollaio” delle idee. Infine sarebbe questa l’occasione per discutere su quali canali bisogna puntare per portare liquidità reale, ed aggiuntiva, al sistema delle imprese. Anche qui Confidi o giuoca un ruolo oppure le nostre imprese saranno sempre in difficoltà di fronte al sistema finanziario e bancario. Anche così sarà più facile affrontare la sfida aperta su  quali siano le aziende da aiutare, quelle che hanno un futuro e quali no, cosa arginare il rischio di tracollo di molte aziende. A questo fine dobbiamo proporci un esame attento dei dati che accompagnano la nostra conoscenza sull’andamento dell’ export abruzzese che già nel 1°  trimestre 2021  registra un incremento di 256 milioni corrispondente al 12,5% a fronte del 4,6% nazionale  posizionando l’Abruzzo al 1° posto della graduatoria nazionale. Ma dobbiamo rifuggire dalla facile lettura che si dà di questi dati , da parte di esponenti politici ed economisti abruzzesi, che pur consapevoli degli effetti di una  pandemia devastante che ha messo in ginocchio sia  l’Italia e l’Abruzzo, traggono auspici ottimistici, sul futuro, non molto condivisibili. Tutti siamo consapevoli del fatto che l’Abruzzo sfiora una caduta del Pil pari al  9%, si assegna un crollo dei consumi e degli investimenti, mentre cresce, per effetto della incertezza, il risparmio presso le banche, mentre emerge  un aumento delle disuguaglianze e della povertà, non dovuta solo alla perdita di almeno una decina di migliaia di posti di lavoro ed al mancato avvio di diverse attività nei settori della ristorazione e del turismo, ma anche all’affermarsi di una proposta di “lavoro straccione” basato sulla forzatura dei diritti e al non rispetto delle condizioni salariali. Infine una robusta diminuzione delle esportazioni, nonostante che l’ultimo elaborato , dal titolo L’EXPORT ABRUZZESE NEL I TRIMESTRE 2021, dal dott. Ronci che proponiamo, in allegato a questo scritto,  sul nostro sito Focus,  recita in esplicito l’esistenza di un incremento cospicuo dell’andamento dell’export, dovuto al sistema manifatturiero, cioè quello della grande impresa. Un aumento ragguardevole dei mezzi di trasporto dei macchinari e dei prodotti alimentari e bevande. Un incremento più debole del comparto farmaceutico-chimico. Ma non bisogna accecarsi con il profumo del bicchiere mezzo pieno, è la parte vuota  che è preoccupante . E’ obbligatorio chiedersi qual è il significato da attribuire all’incremento molto modesto dell’export degli altri prodotti del tutto da attribuire alla restante quota del  sistema produttivo delle aziende abruzzesi. Un sistema produttivo  composto per la gran parte da micro imprese, che ha problemi di carattere strutturale, che ha una scarsa propensione all’innovazione e che pertanto non riesce a migliorare la competitività dei propri prodotti. Da tutto questo nasce il perché di una preoccupazione per il futuro “occupazionale” nella nostra regione che è caratterizzato da un dato inconfondibile, che differenzia la nostra regione rispetto a quelle più sviluppate di altri territori italiani.  Esse infatti costituiscono l’ossatura reale del sistema economico abruzzese, che con il 96% del totale delle imprese, restituiscono un l’impiego del 55% degli occupati. Il problema è che, da anni emerge,  un punto di debolezza dovuta alla struttura dimensionale delle imprese abruzzesi. Di converso, solo per informazione, senza imporre un punto di vista , del tutto scettico sulle capacità che il numero esiguo di grandi imprese insediate in Abruzzo, che già presentano  un numero medio di addetti per impresa molto basso, possano diventare uno sbocco “certo” alle esigenze della occupazione della collettività abruzzese . Aggiunto, che la osservazione sull’impoverimento e la crescita della diseguaglianza sono il frutto del crollo progressivo  del Reddito medio degli abruzzesi, consolidatosi nel decennio, ma accentuatosi  nell’anno precovid  2018. È sfuggito a molti, ma soprattutto ai decisori politici,  che, già nel quinquennio precedente (2012-2017) il numero di Imprese fletteva ad una velocità doppia rispetto a quella nazionale, ponendosi  all’ultimo posto della graduatoria nazionale. Ed ecco il perché dell’arrivo di questi numeri non rassicuranti sia nella gestione del credito, dell’export, della occupazione e del reddito.  Per l’Abruzzo, soprattutto per l’uso distorto delle risorse circolate e del non rassicurante funzionamento del sistema della PMI , è necessario prepararsi a quando cesserà il blocco dei licenziamenti, le garanzie sui prestiti e le moratorie sui mutui. Non c’è ancora un sistema riformato del Mercato del Lavoro, per cui sarà dura affrontare gli inevitabili processi dovuti alle  ristrutturazioni aziendali o agli interventi mirati e selezionati. In una altra occasione avevamo già considerata la possibilità di svolgimento di un ruolo decisivo della proposta abruzzese nel Piano  nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), ma non abbiamo avuta questa fortuna. La Giunta regionale abruzzese non ha saputo organizzarsi per cogliere l’occasione offerta, proponendo una raccolta Banca dati di progetti senza visione. Un puro elenco dei progetti che giacevano, a vario titolo, nei cassetti regionali, senza rendere il Piano abruzzese un appuntamento decisivo, un’autenticità sfida per il futuro, un modo per risolvere i nodi strutturali della regione e così decedere su quale direzione rilanciare il processo di sviluppo. Nessuna indicazione concreta, per indicare la strada utile per superare le evidenti disuguaglianze regionali: genere, giovani, produttività e territorio. Infatti il tasso di occupazione femminile, già al di sotto di oltre 20 punti percentuali rispetto a quello maschile, rappresenta un elemento di freno antico alla crescita della regione. Così come, il già alto  tasso di disoccupazione giovanile (siamo oltre il 30%) ulteriormente colpito dalla pandemia, dove le stesse possibilità di assunzioni sono scoraggiate da politiche salariali da “lavoro straccione”  scoraggiate da proposte contrattuali da “terzo mondo”. Niente ferie, orario alla bisogna, e di più, straordinari senza regole. In questa fase siamo arrivati alla crescita del sotto-salario  accompagnato al pagamento del mini pattuito solo dopo lo svolgimento del lavoro. Una prassi nuova si afferma negli stabilimenti balneari: ti pago se non piove e se ho il pienone. Una proposta per i lavoratori, soprattutto giovani e donne, che fa da “pendant” in una regione,  che ha al contrario bisogno di aumento nelle capacità reddituali del lavoro, ma anche di capitale umano formato frutto di un allargamento di diffuse competenze. Una politica formativa da programmare guardando alle novità introdotte dalle risorse europee e dalla domanda che proviene , di un diverso  mercato del lavoro, grazie all’evoluzione dello scenario economico. Politiche di formazione digiune di novità, nell’affrontare i limiti offerti dalla povertà programmatica del sistema formativo, richiedono un salto di qualità utile ad affrontare il tema della produttività e della innovazione di un sistema produttivo che si è, sempre più ancorato in basso, come dimostrano anche i dati poco confortanti dell’export abruzzese.  Infatti non è stato certamente il Covid a determinare la già imperante bassa produttività. Un colpo forte e chiaro deve giungere dalla politica, dalle istituzioni regionali e locali, dalle associazioni imprenditoriali, sindacali e sociali per individuare, arricchire e innalzare il modello di sviluppo. Non è certamente rassicurante l’esistenza di un accordo sottoscritto dal governo regionale con altre quattro regioni dell’Italia centrale, quasi “secretato” per  ripiombare nel “minimus”  offerto dal Piano Abruzzo proposto al governo nazionale. Perché se infrastrutture, corridoi, connessioni e logistica sono gli elementi utili per garantirsi gli importanti  investimenti nel settore produttivo, per proporre il riavvio delle capacità di crescita dell’Abruzzo interno, bisogna predisporsi a “visioni” più ambiziose. In conclusione bisogna non arrendersi alla logica  spezzettata, dei progetti proposti per il recovery Plan. Al contrario  la scelta irreversibile e perentoria  è quella di implementare la Trasversalità Adriatico-Tirreno nell’asse individuato tra i porti di Civitavecchia e Ortona.n Stare dentro lo sviluppo di un efficiente sistema portuale del centro Italia per la connessione alla rete europea dei trasporti e garantirsi la partecipazione alle  Autostrade del Mare. Senza dimenticare il legame tra il corridoio, citato,  e le risorse integrate 2021-2027 per l’Abruzzo e la Zes abruzzese. Logistica digitalizzata e piena implementazione dell’intermodalità tra porti, retroporti e interporti sono la chiave del successo delle Zone Economiche Speciali come strumento di facilitazione degli investimenti e rampa di lancio dell’export per il Mezzogiorno d’Italia. Mettere al centro quindi l’economia del mare arricchendola di  prospettiva con la proposta di transizione tecnologica ed energetica nella mobilità marittima e movimentazione logistico-portuale. In questo modo l’Abruzzo si candida ad essere parte delle iniziative concrete per strutturare la centralità del cluster marittimo a supporto dell’idea dell’Italia come “piattaforma logistica del Mediterraneo”. Ortona, come porto di  snodo per i traffici inter-mediterranei e verso il Centro-Sud Italia. L’impressione è che questa “visione” non è nella mente di chi sta al Governo regionale. E non è solo un peccato.

1* Report del Dott. Aldo Ronci : Il Credito bancario Abruzzo nel 2020

2 * Report del Dott. Aldo Ronci : L’export abruzzese nel 1* Trimestre 2021