Il futuro è dei servizi pubblici 11 Giugno TVQ

Vasto

Nella foto una delegazione di lavoratori abruzzesi a Roma. L’onda di indebolimento del servizio pubblico è stata lunga, anzi è una di quelle cose che ha tanti padri nei diversi governi che si sono succeduti negli ultimi venti anni. A ripetersi con cadenze costanti, si avvicendano gli “scienziati” della soluzione ai problemi della Pubblica Amministrazione.Intanto la neo ministra Bongiorno intenzionata a fare tante cose, tra le quali mette il problema dell’assenteismo. Nel pubblico l’assenteismo ha gli stessi tassi del settore privato, ma la soluzione non verrà data dai proposti controlli che faranno arricchire solo le ditte che forniranno gli strumenti per la rilevazione. Il problema sta sempre nella vecchia idea sull’accertamento della presenza dei dipendenti senza interessarsi di come esercita la sua attività. Diamo un suggerimento gratuito: non spendere risorse ingenti per installare in ogni amministrazione il sistema di controllo, ma usale per fare formazione, per informatizzare ed incentivare il dialogo delle banche dati dei vari comparti. Sempre alla caccia di colpevoli, ma era chiaro il rischio contenuto nelle scelte del Governo del cambiamento. Siamo al limite del collasso annunciato nel settore pubblico, già in difficoltà da anni. È la mancanza di cultura della Programmazione ( forse dovrei dire la mancanza di conoscenza della parola Programmazione) che sta ulteriormente mandando in malora i servizi pubblici.  I numeri sono chiari circa mezzo milione di dipendenti pubblici nei prossimi anni, sono in uscita, anche in relazione all’entrata in vigore di Quota 100. Il contrario dei progetti dei proponenti che hanno fantasticato sul “divino compimento” del miracolo della sostituzione con giovani, dei fuori-usciti di quota 100. Infatti nella manovra del 2019  la previsione di  33mila assunzioni straordinarie sono, udite udite, tutte spalmate nell’arco di 5 anni. Per questo  Sabato 8 Giugno sono scesi in Piazza i sindacati confederali  preoccupati della tenuta dei servizi. Nella sanità, interi comparti rischiano la chiusura, infatti  in Abruzzo i lavoratori della sanità de L’Aquila parlano chiaramente di chiusura dei reparti, nell’imminente periodo estivo. Una sanità paralizzata che, addirittura in Molise, non dall’altra parte del mondo, viene richiesto il rientro dei pensionati. Un massiccio numero di uscite nel pubblico impiego non adeguatamente rimpiazzabile dalle assunzioni, a causa della mancata formazione per i giovani operatori della sanità. Doverosa, quindi, la  manifestazione svolta sabato 8 Giugno a Roma con un corteo arrivato in piazza del Popolo a sostegno  dello slogan “Il futuro è dei servizi pubblici”. Ma nel frattempo si annunciano possibili tagli alla sanità da parte del governo contenuti nella futura proposta di Patto per la Salute, la Conferenza delle Regioni, ha già lanciato l’allarme sul possibile taglio di 2 miliardi già nel 2020. Rilanciare il Ssn pubblico e universale, avevano già gridato i Pensionati il 1 giugno, mentre dopo  sabato 8 giugno, incombe l’iniziativa per il Mezzogiorno del 22 giugno prossimo. Infine, possiamo aggiungere, che sembra surreale parlare di Piano per il superamento delle Liste di Attesa, richiamare il diritto ad accedere agli attuali Lea e l’attuazione di quelli nuovi, mentre si accentuano le disuguaglianze tra le regioni e le persone. Nessuno può credere che prima vengano utilizzati i pensionati per finanziare Quota 100, ed oggi la sanità, come  bancomat, per finanziare politiche di mancata crescita a discapito di investimenti, per garantire una politica di tutela del Welfare e della buona occupazione.