Se il mare non si deve trasformare in una discarica. Per la Regione SI.

cefali morti

Dobbiamo ribadire il nostro fermo NO alla imperante sub-cultura, circolante nelle Istituzioni abruzzesi, sull’uso del mare come “discarica”.

Passeggiare lungo il litorale pescarese, in queste giornate riserva una sgradevole sorpresa: la presenza quotidiana di cefali morti. Non è la prima volta, infatti negli anni su questa moria, sono state fatte ricerche che si sono concluse senza risultati, ma sono state avanzate ipotesi credibili. Cioè essendo il cefalo di scarso pregio sulle tavole dei consumatori di pescato, vengono catturate nelle reti dei pescatori poste in vicinanza degli scogli, ma ributtate morte. Però questa volta, dalla osservazione diretta non risulta questa pratica di pesca. Allora torna in mente le preoccupazioni già in essere da anni, a seguito della scomparsa di diverse specie di fauna ittica, in particolare nello specchio di mare pescarese e francavillese. Sono introvabili quei molluschi che ormai appartengono solo ai ricordi degli anziani ex raccoglitori di telline, vongole e cannolicchi. Focus da anni denuncia la pratica dello scarico dei fanghi nelle zone di ripascimento: il mare discarica che modifica la natura vegetativa e di struttura di ricrescita ittica. Proprio in questi giorni spuntano due torreggianti gru all’altezza dello sbocco del molo sud del fiume Pescara. Segno eloquente di attività di carico del fango depositato su di un pontone attrezzato, per scaricarlo altrove. In generale nemmeno molto lontano, nel mare il più vicino possibile alla costa. Gli esperti ci raccontano che portare il materiale lontano è molto costoso. Ed allora arriva la soluzione facile, e meno costosa, buttare i “rifiuti” a ridosso della costa, per ripascimento o dietro gli scogli. Queste sono le aree di discarica preferite. Memorabile fu l’ideona di scaricare i fanghi prelevati nel Porto di Ortona nell’area adiacente l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano (Pineto). Una delle tante idee frullate nella testa del decisore istituzionale, uguale a quella che a suo tempo facemmo notare con una lettera al sindaco di Pescara. Proprio nella giornata del 19 Agosto 2019, nel pieno della presenza turistica balneare a Pescara, immortalato in un video che riproponiamo. Nel video è visibile una Draga che esercitava la sua opera di andirivieni dal fiume al tratto di mare scelto per scaricare i fanghi fluviali (notoriamente ricchi di organico, materiali metallici, maleodoranti e melmosi) in una zona immediatamente a ridosso della Costa pescarese Nord e nemmeno molto lontana dagli incolpevoli bagnanti. Tutto a conoscenza della Regione e dell’Arta. Oggi queste colline di fango, sono un deposito composto da materiale fangoso con evidente presenza di sostanza inquinanti plastiche e materiali non degradabili, che, per composizione e caratteristiche granulometriche, non possono essere “rivendute” per materiale di ripascimento. Immondizia, quindi, che da informazioni sommarie assunte sembrano destinate alla costa di Francavilla a M. “. Una pratica vietata dalle direttive comunitarie europee che raccomandano, cautela e ricerca di soluzioni alternative all’uso del mare in discarica.” Perché, come ripetiamo da anni, esiste un limite all’ammissibilità degli scarichi, e cioè ai casi in cui: 1 – “non esistano alternative di smaltimento, trattamento o utilizzazione dei medesimi, tecnicamente attuabili e tali da comportare minori rischi ambientali”; 2 – i rifiuti non contengano quantità ecologicamente significative, in termini di concentrazione o quantità complessive, di componenti riconosciuti come tossici per gli organismi marini, bioaccumulabili in quantità nocive per gli organismi viventi e per l’uomo; 3 – non diano luogo a modificazioni di natura fisica, chimica o biologica dell’ecosistema marino tali da alterarne gli equilibri ecologici, comprometterne la fruibilità per gli aspetti culturali e turistici, per il traffico nonché l’utilizzo sotto il profilo dell’acquacoltura, dell’esercizio della pesca. L’alternativa da anni da noi proposta al punto 1) è la organizzazione di una soluzione programmatica e tecnologica intelligente: trattare i fanghi e riutilizzarli come materiali del settore delle costruzioni, delle Opere Pubbliche e del riempimento delle cave dismesse, per ridonare alla nostra regione un decoro “paesaggistico”. Una iniziativa che si può iscrivere nella cosiddetta Economia Circolare. In tempi di Green Economy sarebbe utile chiamare a raccolta il mondo imprenditoriale e della conoscenza universitaria della Università D’Annunzio che, tra i pochi in Italia, ha sedi di approfondimento scientifico delle attività di recupero dei materiali con l’obiettivo del rifiuto zero. Per il punto 2) non siamo certi dell’assenza di quantità ecologicamente rilevanti di sostanze negative per l’ambiente, la flora e la fauna. Andando al punto 3) è necessario dire che non si può affermare che vengono evitati i rischi di alterazione degli equilibri ecologici e di compromissione della fruibilità per gli aspetti culturali e turistici.