Il Presidente regionale fa “selfie” con i dirigenti del Credito, anche se non fanno Banca.

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Quello del Credito in Abruzzo è un tema delicato, purtroppo non assume le giuste proporzioni. La politica nostrana e i gruppi dirigenti della Regione non prendono atto, per operare per la sua inversione, della esistenza di una vera è propria crisi del sistema finanziario. Il titolo di un recente comunicato di CNA Abruzzo: Nel 2021 credito con il contagocce alle imprese abruzzesi. fornisce un segnale critico, rispetto alla misura della quantità del Credito erogato alle imprese abruzzesi, ma non rende l’idea dell’uso “distorsivo”, e quindi dannoso, delle già esigue risorse a disposizione, da parte delle Banche. Il nostro “ineffabile” sistema bancario, trattato con infinita benevolenza dall’Esecutivo regionale che continua a fare “selfie” con i dirigenti del Credito, senza mai chiedergli conto dell’operato, o meglio, di come trattano i risparmi degli abruzzesi, non riesce proprio a fare banca. L’allarme, sulle modalità ed i sistemi operativi delle aziende di Credito abruzzesi, già LANCIATO con il Report, del Dott. Aldo Ronci: IL CREDITO BANCARIO IN ABRUZZO NEL 2020, redatto per conto del CNA abruzzese, non ha trovato una diversa operatività in questo Report successivo: “Il Credito Bancario in Abruzzo anno 2021“. Viene offerto un quadro che peggiora ulteriormente il comportamento del sistema finanziario regionale. Una ricerca che ci consegna un quadro più desolante che esplicita come, nel corso degli anni terribili vissuti sotto l’effetto Covid, si è espressa tutta la inconsistenza del Sistema Bancario, in termine di sostegno all’economia e produzione del territorio abruzzese. Forse è una pretesa eccessiva chiedere ad un apparato creditizio e finanziario molto indebolito, anche a seguito delle ulteriori declassificazioni, ultima in ordine di tempo anche da parte di BPER, delle sedi bancari in semplici sportelli con relativa diminuzione del valore della loro funzione. Mai dimenticare che con il ricorso al credito, ovvero al debito, che nell’economia moderna costituisce lo strumento a fianco del sistema delle imprese, per sostenere gli investimenti e per farli stare sul mercato. Un sistema che ha continua necessità di “liquidità” per alimentare la sua ricerca costante di innovazione e di sostegno alle proprie capacità di espansione. In fondo le modalità operative che consentono la sopravvivenza nei confronti della concorrenza. Quando le banche riducono questa funzione non svolgono più una funzione sociale, utile alla ricchezza delle imprese, delle persone e del territorio di appartenenza. Così è ormai in Abruzzo. Nulla è accaduto nonostante l’evidenza “distorsiva” segnalata dai dati del Credito bancario dell’anno 2020 che spinsero Focus Abruzzo a lanciare un grido di allarme. Ma è l’insieme del sistema istituzionale di rappresentanza, dall’Esecutivo regionale agli addetti, passando per Associazioni imprenditoriali e sindacali, a non reagire di fronte agli evidenti “guasti”, provocati da questo comportamento “anomalo” delle Banche, protagonista negativo anche nella gestione delle risorse straordinarie messe in campo dal Governo per superare la crisi di liquidità delle imprese. Il momento è proprio grave. In concreto questo ultimo report, di Ronci, sul Credito nell’anno 2021 ci racconta che le modalità di uso delle risorse creditizie, sono materia trascurata, infatti le Banche continuano a non fare Banca. Tutto a scapito degli interessi degli abruzzesi che chiudono gli “occhi”, a punto tale, da non pretendere il rispetto dei motivi, ispiratori dei provvedimenti: facilitare l’erogazione di finanziamenti da parte del sistema creditizi, attraverso la concessione di garanzie dirette da parte dello Stato, che variavano dall’80% al 100%. Scoprire che le garanzie statali, decise dai decreti di rilancio del governo Conte, non hanno avuto effetto verso l’aumento del volume dei prestiti, anzi sapere che esse sono state semplicemente sostitutive, delle garanzie sui prestiti già in essere, sono l’indice del grado di “rispetto” del sistema creditizio sul sistema imprenditoriale abruzzese. Non ci sono molti ragionamenti da fare sul fatto che le Banche, come denunciato, hanno chiamato i propri clienti per segnalare la occasione di potere sostituire il prestito in corso, magari fatto ai fini della innovazione o del sostegno alla produzione, per sostituirlo con uno diverso, però questa volta garantito dal governo. È non è stata una buona cosa, perché non si è intravista la possibilità di fare circolare “risorse” aggiuntive. In quella occasione le banche, che operano in Abruzzo, ma con cervelli ed operatività in altre parti del paese, ci hanno trattato come una “colonia” da spolpare. La Banca non fa più la Banca, e quindi non opera sostegno finanziario alla produzione sul territorio dove opera, ma costruisce uno scudo protettivo per se stessa, evita qualsiasi rischio facendo opera di garanzia a se stessa eleminando il rischio di sofferenze. Naturalmente la scarsa vigilanza su questo comportamento determina un risultato certo, che ci fa scoprire che, nonostante la concessione di finanziamenti garantiti, il sistema produttivo abruzzese ha ancora bisogno di liquidità, anzi molto di più di altre regioni. Infatti il rapporto tra il prestito medio per impresa della Regione Abruzzo, che nel 2020 è stato appena del 59% di quello Italiano (euro 86.602 contro 145.803), nel 2021 vede il dato aggravarsi perché il prestito medio per impresa va ad attestarsi ad appena il 57% di quello medio italiano: 82mila 432 euro, contro 143mila 869 della media Italia. Un peggioramento affine al male in peggio. I risultati, di queste politiche, in Abruzzo cominciano ad essere feroci, infatti possiamo già annotare un odore simile a quello della crisi finanziaria esplosa nel 2008, che segnarono in modo profondo il sistema produttivo italiano operando, per certi versi, una sorta di selezione naturale che portò alla fuoriuscita dal mercato di un elevato numero di PMI scarsamente efficienti. Se ricordiamo che allora in Abruzzo, così come per tutto il sistema delle imprese del Mezzogiorno, operò una forte contrazione della domanda e del volume delle risorse destinate ad investimenti pubblici. Il punto è che un territorio abbandonato dallo Stato, non porta a “sognare” nuove attività visto che, oltre all’esodo dei grandi Gruppi ex pubblici, verso altri lidi, l’Abruzzo viveva, e vive un deterioramento della qualità del rapporto tra banche e PMI, fenomeno particolarmente evidente nel caso delle imprese abruzzesi, alle prese con un sistema bancario che pensa solo a “predare” i risparmi indigeni, esportandoli verso altre clientele, magari internazionali. È il frutto della crescita del peso assunto dai maggiori gruppi bancari, nell’ambito dei quali si è andato consolidando un orientamento alle relazioni di clientela di tipo transazionale. Quindi, per la nostra regione non c’è altro che una taglia fuori, che si aggiunge ai già noti fenomeni di “credit crunch”, che ci accompagnano dal 2014 (analisi SVIMEZ). Sono diminuiti anche i “piccoli” effetti che venivano raggiunti grazie all’incontro delle aziende abruzzesi con il sostegno offerto dalle banche di minori dimensioni, ma con forte radicamento territoriale, che per un lungo periodo ed in molti casi, si sono sostituite ai maggiori gruppi nel supportare le PMI del territorio di riferimento. L’evoluzione legislativa, che doveva pensare a quale ruolo di sostegno assegnare al sistema Confidi, si è distratta, e non ha consentita la crescita di diverse occasioni nell’industria del credito. Il punto è che la mancata regolazione ha consentito l’emergere dello stesso fenomeno accaduto nelle banche, anche il comparto dei consorzi fidi ha vissuto forti spinte al consolidamento, con una riduzione nel tempo del numero degli attori e una loro conseguente crescita dimensionale. Inutile dire che si è sviluppato il forte peso della Banca d’Italia; l’organo di vigilanza che ha esercitato forti pressioni sui Confidi affinché si realizzassero processi di aggregazione tali da garantire agli attori del sistema un rafforzamento patrimoniale, una più efficace gestione del rischio e una maggiore efficienza operativa. Il consolidamento del settore ha coinvolto in modo particolare i Confidi vigilati, il cui numero si è pressoché dimezzato in questi ultimi anni. Ovviamente questi fenomeni di aggregazione hanno interessato l’intero territorio nazionale, diversamente dai Confidi non vigilati, distribuiti in modo pressoché omogeneo nelle diverse aree del Paese, il grado di concentrazione delle strutture vigilate nelle aree del Centro-Nord è ulteriormente cresciuto in conseguenza dei processi di M&A,( Leggi Mergers and Acquisitions ), in volgare le operazioni di acquisizioni e/o fusioni che hanno lo scopo di modificare l’assetto di due o più aziende. Ed allora, arrivando a noi, oggi ci troviamo alle prese con fenomeni di “nanismo” dei consorzi fidi abruzzesi che devono essere dotati di maggiore capacità di sostenere maggiori volumi operativi assumendo fattori di crescita quali la dimensione patrimoniale e la qualità del portafoglio di garanzie e dei sistemi di mitigazione dei rischi assunti. Non sorprende, quindi che il ritardo accumulato è anche la grande responsabilità della politica abruzzese del suo esecutivo che non riesce a mettere a disposizione degli operatori abruzzesi agibilità e risorse pubbliche adeguate. L’innovazione potrebbe, anche per tamponare la debolezza del sistema bancario locale, essere il tracciare nuovi possibili spazi di operatività per i consorzi fidi. Se ne parla da troppo tempo, e si continua a non sperimentare un sistema confidi in grado di operare quale service esterno per la gestione delle istanze di accesso alla garanzia del FCG (Fondo Centrale di Garanzia) e/o allo sviluppo dei servizi di finanza diretta a favore delle PMI associate, proponendosi in quest’ultimo caso quale canale di intermediazione alternativo e/o complementare a quello bancario. Attraverso l’ampliamento della gamma di prodotti e servizi offerti, i Confidi potrebbero proporsi quali operatori ‘universali’ del credito, in grado di soddisfare a 360° le esigenze finanziarie espresse dalle micro e piccole imprese. In questo senso l’Abruzzo deve pensare al futuro dei Confidi cioè nella possibile diversificazione della propria offerta:

 – con il rafforzamento dei servizi accessori di natura consulenziale;

– la valorizzazione del ruolo di ‘service’ esterno a supporto dell’accesso al sistema di garanzia pubblica del credito;

– l’ampliamento dell’attività di erogazione del credito diretto a favore di quella fetta di imprese, cosiddette ‘non bancabili’, che per ragioni di limitato dimensionamento e basso livello di reddito non rappresentano opportunità economicamente vantaggiose per il comparto bancario.

Conclusioni. In Abruzzo il sistema delle micro imprese, cioè il nerbo in termini di occupazione della nostra regione, sono considerate “antieconomiche” e di minore interesse per le banche. Ed ecco perché diventa essenziale il ruolo dei Confidi che devono potenziare la capacità di fuoco, nel rivolgere la propria attenzione e destinare i propri servizi e prodotti, facendo leva sui tradizionali punti di forza – il radicamento territoriale e la prossimità alle imprese. Noi abbiamo sostenuto che i due punti deboli dell’Abruzzo, occupazione e sistema delle piccole imprese, in fase di PNRR devono trovare spazio ed attenzione. Quindi si pone la necessità di pensare alla valorizzazione delle informazioni di tipo soft nell’ambito dei processi di valutazione, ripensati grazie ad un adeguato processo di digitalizzazione, efficientamento operativo e di crescita formativa ed Istruzione. La rappresentanza imprenditoriale e delle associazioni sindacali del lavoro, devono aumentare la loro capacità di promozione della evoluzione del sistema dei Confidi esercitando il proprio ruolo di rappresentanza nei rapporti con l’Esecutivo Regionale e le istituzioni locali. Devono essere proposte la promozione di iniziative di sistema per transitare verso nuovi modelli di business, orientati all’efficienza operativa e al pieno sfruttamento delle nuove direttrici tecnologiche, alla crescita delle risorse umane. Infine sarebbe utile suggerire di copiare quello che sta avvenendo in materia delle più recenti iniziative di funding attivate con la Cassa Depositi e Prestiti e di sviluppo di piattaforme digitali con l’obiettivo comune di ampliare le fonti di provvista destinate al finanziamento diretto delle PMI.

Tutte queste riflessioni sorgono spontanee dopo una attenta analisi del report, che alleghiamo:

Il credito in Abruzzo nel 2021 del dott. Ronci ·

Comunicato del CNA