Il sistema finanziario regionale non sostiene l’economia abruzzese.

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In un collegamento ideale con quando descritto, sul sito www.focusabruzzo.eu , in materia di credito bancario, già alcuni mesi fa, oggi è opportuno ritornare su quei temi. La novità è anche data dall’irrompere sulla scena del Recovery Funds e sulle possibilità che apre al mondo della finanza e dell’impresa. è lecito chiedersi che se il comportamento del sistema abruzzese finanziario e creditizio  somigliasse un poco a quello messo in atto oggi, durante questa lunga fase di “confinamento”, tra zone rosse, arancioni e gialle, possiamo dichiarare che viviamo in una regione già fritta. Il sistema produttivo abruzzese fatto da  micro, piccole, artigianato e PMI non ha nessuna speranza di rilanciarsi e di rilanciare il suo sviluppo economico, sociale, produttivo e della occupazione, con questo sistema finanziario. Un sistema, lo ripetiamo da sempre, che richiede una immediata correzione: troppo intento a raccogliere però poco propenso a distribuire in maniera proficua alla operatività economica e produttiva. Il Report del Dott. Aldo Ronci, IL CREDITO BANCARIO IN  ABRUZZO nel III trimestre 2020 ,  redatto per conto della CNA abruzzese, ci dice, numeri e dati alla mano, che sono i Libretti e conti correnti ad essere soggetti a rigonfiarsi a scapito del credito alle imprese che al contrario procede a rilento. Una verità sconfortante, il racconto di una  situazione diventata preoccupante che però raccomanda un punto fermo. È infatti è giunta l’ora, in questa annunciata “lunga fase recessiva” che il sistema delle rappresentanze imprenditoriali e sindacali, in un confronto con le rappresentanze istituzionali regionali dia una botta di vita. Una inversione richiesta dalla lettura dei dati pubblicati sul Report che dimostra come  le recenti garanzie statali decise dai decreti di rilancio del governo Conte, non hanno avuto nessuno effetto verso l’aumento del volume dei prestiti, ma sono state semplicemente sostitutive. Quindi, se ci esercitiamo a fare una banale traduzione per i più distratti, quello che avevamo già sospettato, dalla lettura di un precedente Report del Dott. Ronci, cioè  IL CREDITO BANCARIO IN  ABRUZZO  nel II trimestre 2020,   è puntualmente avvenuto. Le Banche hanno chiamato i propri clienti per segnalare la occasione di potere sostituire il prestito in corso, magari fatto ai fini della innovazione o del sostegno alla produzione, per farne uno diverso con il sistema di garanzia messo in piedi dal governo. Quindi la operazione decisa dal Governo di sostegno al sistema produttivo, diventa una occasione per fare altro. È non è stata una buona cosa. Ancora una volta le banche che operano in Abruzzo, ma con cervelli ed operatività in altre parti del paese, ci trattano come una “colonia” da spolpare. In buona sostanza la Banca non fa più la Banca non opera sostegno finanziario alla produzione sul territorio dove opera, ma si costruisce uno scudo protettivo e fa opera di garanzia a se stessa eleminando il rischio di sofferenze. Bando al rischio di impresa. Ma vale solo per noi, per la nostra regione. Perché sugli altri territori del nostro paese leggiamo che il finanziamento medio concesso per impresa, visto che “in Abruzzo è fermo al 59% della media nazionale: 86.443 euro contro 147.482. Sempre sul Report, ma lo conferma la CNA con un proprio comunicato,  possiamo trovare che i dati evidenziano ammontari che confermano la natura di un sistema bancario, in Abruzzo, assai vigile sul fronte della raccolta, ma molto molto meno sensibile su quello degli impieghi: perché – ed anche in questo caso il paragone con il resto del Paese è impietoso – in questo periodo i prestiti nella nostra regione hanno avuto un incremento di appena l’1%, contro un assai più robusto 4,4% di media nazionale. Questi dati chiariscono il perché di una urgenza tutta nostra. Aprire un percorso abruzzese  per entrare nella finestra che il Recovery Funds apre sulle grandi occasioni offerte dai processi di digitalizzazione, di innovazione ed internalizzazione, ma anche della economia ecosostenibile e del verde. Già abbiamo proposto di mettere al centro le modalità con  le quali  realizzare scelte organiche applicando,  quando già previsto nella  Legge di settore n° 23 (Legge quadro sull’artigianato) togliendola dal cassetto per mancanza di risorse. Ma anche formazione, ricerca di nuovi talenti e di capacità imprenditoriali nei settori che troveranno nelle nuove ed attese linee programmatiche Europee e nazionali, spunti per processi di  Innovazione, di internazionalizzazione, di stimolo alla produttività e alla digitalizzazione del sistema produttivo, cioè le nuove opportunità per partecipare alla prossima rivoluzione della  produzione. Ripetiamo il suggerimento quello di mettere dentro questa discussione le Associazioni degli imprenditori e i Sindacati nel dibattito per realizzare il “pollaio” delle idee. Infine sarebbe questa l’occasione per discutere su quali canali bisogna puntare per portare liquidità reale, ed aggiuntiva, al sistema delle imprese. Anche qui Confidi o giuoca un ruolo oppure le nostre imprese saranno sempre in difficoltà di fronte al sistema finanziario e bancario.