In Abruzzo niente di nuovo, chiudono a “cascata” le piccole imprese. Senza nessun rumore.

Conferenza stampa CNA Abruzzo

Il report elaborato LE IMPRESE E GLI ARTIGIANI in Abruzzo nel I trim 2022 da Aldo Ronci, per conto della CNA Abruzzo sull’andamento delle imprese artigiane nel primo trimestre del 2022 mostra con chiarezza segni di flessione del sistema produttivo della piccola Impresa. La CNA regionale ha tradotto in esplicito i dati contenuto nell’elaborato, per concludere, in sintesi, che ci sono complessivamente 125 unità in meno. Infatti, il Dott. Aldo Ronci sottolinea con la matita rossa che: ”Un valore percentuale si è evidenziata “una flessione dello 0,43%, dato sei volte superiore a quello nazionale, che è stato dello 0,07%”. Un andamento negativo che riguarda tutte e quattro le province abruzzesi, quasi la metà solo a Teramo, e, sempre per la CNA  è necessario  “ puntare l’attenzione sul mondo dell’artigianato e della micro impresa, che in Abruzzo sono oltre 28mila con quasi 70mila addetti “.  Si esplicita una preoccupazione evidente, sui danni che possono arrivare dall’aumento del costo dell’energia e dei carburanti, dalla difficoltà di reperimento delle materie prime e dai danni preventivabili a causa del conflitto in corso, senza però omettere che i danni richiamati si aggiungono a quelli in atto a determinati da una “completa” e persistente mancanza di politica regionale nel settore. Nessuno annuncio di cambiamento della politica della disapplicazione della legge regionale di settore su cui il Bilancio dell’Ente non prevede finanziamenti, mentre ne leggiamo altri sui giornali dove il Presidente della GR improvvisamente dichiara di volersi occupare del superamento della crisi delle zone “interne” senza spiegare come, chi, dove e quando, ma solo perché stiamo ormai ad “urne aperte”. Non leggiamo nemmeno la decisione , invocata da più parti, di occuparsi della questione centrale che si chiama politica del Credito in Abruzzo. La nostra Regione è ormai “ostaggio” di un sistema finanziario, tutto dedito al “rastrellamento” di risorse, che non sente neanche il dovere di spiegare agli abruzzesi la disparità tra la crescita costante dell’entità del risparmio degli abruzzesi, e la decrescita dei finanziamenti erogati alle imprese.  Un sistema che sta già determinando l’indebolimento del Pil regionale (previsioni SVIMEZ) ed il restringimento dell’area  del lavoro e della “buona” occupazione. Non possiamo considerare ripetitivo il dovere mettere sempre all’indice la  politica nostrana e i gruppi dirigenti della Regione che non si assumono l’onere di assumere posizioni sulla esistenza di una vera è propria crisi del sistema finanziario.  L’anno passato è stato contrassegnato, da una erogazione “a gocce” del Credito come è illustrato dai dati contenuti in un Report successivo: Il Credito Bancario in Abruzzo anno 2021“ sempre elaborato da Ronci. Un quadro che peggiora ulteriormente il comportamento del sistema finanziario regionale che respinge l’idea del ricorso al credito, ovvero al debito, come strumento a fianco del sistema delle imprese, per sostenere gli investimenti e per farle stare sul mercato. Ma è l’insieme del sistema istituzionale di rappresentanza, dall’Esecutivo regionale agli addetti, passando per Associazioni imprenditoriali e sindacali, a non reagire di fronte agli evidenti “guasti”, provocati da questo comportamento “anomalo” delle Banche, protagonista negativo anche nella gestione, a suo tempo,  delle risorse straordinarie messe in campo dal Governo per superare la crisi di liquidità delle imprese. Il momento è proprio grave. Ma quando si aprirà la protesta una volta scoperto che le garanzie statali, decise dai decreti di rilancio del governo Conte, non hanno avuto effetto verso l’aumento del volume dei prestiti, anzi sapere che esse sono state semplicemente sostitutive, delle garanzie sui prestiti già in essere, sono l’indice del grado di “rispetto” del sistema creditizio sul sistema imprenditoriale abruzzese. La Banca non fa più la Banca, e quindi non opera sostegno finanziario alla produzione sul territorio dove opera, ma costruisce uno scudo protettivo per se stessa, evita qualsiasi rischio facendo opera di garanzia al riparo del  rischio di sofferenze. È bene ripeterlo  il rapporto tra il prestito medio per impresa della Regione Abruzzo, che nel 2020 è stato appena del 59% di quello Italiano (euro 86.602 contro 145.803), nel 2021 vede il dato aggravarsi perché il prestito medio per impresa va ad attestarsi ad appena il 57% di quello medio italiano: 82mila 432 euro, contro 143mila 869 della media Italia.   Il punto è che un territorio abbandonato dallo Stato, non porta a “sognare” nuove attività visto che, oltre all’esodo dei grandi Gruppi ex pubblici, verso altri lidi, l’Abruzzo viveva, e vive un deterioramento della qualità del rapporto tra banche e PMI, fenomeno particolarmente evidente nel caso delle imprese abruzzesi, alle prese con un sistema bancario che pensa solo a “predare” i risparmi indigeni, esportandoli verso altre clientele, magari internazionali. Quindi, per la nostra regione non c’è altro che una taglia fuori, che si aggiunge ai già noti fenomeni di “credit crunch”, che ci accompagnano dal 2014 (analisi SVIMEZ). Sono diminuiti anche i “piccoli” effetti che venivano raggiunti grazie all’incontro delle aziende abruzzesi con il sostegno offerto dalle banche di minori dimensioni, ma con forte radicamento territoriale, che per un lungo periodo ed in molti casi, si sono sostituite ai maggiori gruppi nel supportare le PMI del territorio di riferimento. L’evoluzione legislativa, che doveva pensare a quale ruolo di sostegno assegnare al sistema Confidi, si è distratta, e non ha consentita la crescita di diverse occasioni nell’industria del credito. Inutile dire che si è sviluppato il forte peso della Banca d’Italia; l’organo di vigilanza che ha esercitato forti pressioni sui Confidi affinché si realizzassero processi di aggregazione tali da garantire agli attori del sistema un rafforzamento patrimoniale, una più efficace gestione del rischio e una maggiore efficienza operativa. Ed allora, arrivando a noi, oggi ci troviamo alle prese con fenomeni di “nanismo” dei consorzi fidi abruzzesi , il che impedisce di proporsi quali operatori ‘universali’ del credito.