L’Abruzzo al “rantolo” economico, ma due comuni sono tra i più ricchi d’Italia: Cugnoli e Paglieta.

Cugnoli

Dalle informazioni pubblicate sulla stampa regionale riceviamo la notizia che la Pandemia ha cambiato i redditi IRPEF. In questa situazione scopriamo che solo Chieti è stata penalizzata con una diminuzione del reddito medio dell’0,23%, mentre Pescara guadagna lo 0,03%, L’Aquila lo 0,08% e Teramo, la più ricca,  con lo 0,87% in più. Dati ricavati dalle dichiarazioni IRPEF dell’anno 2021 (redditi percepiti nel 2020) resi disponibili dal Ministero del Tesoro. Quindi in tre città su quattro registriamo un guadagno del reddito medio. Secondo lo studio, quindi, siamo passati, a:

Città Anno  2019 Anno   2020 Incremento
Chieti 20.283 20.775 – 0,23%
Pescara 22.083 22.090 +0,03%
L’Aquila 22.380 22.398 +0,08%
Teramo 20.493 20.671 +0,87%

Ma la informazione data, potrebbe dare l’impressione di una situazione evoluta per il meglio per la nostra regione, essendo basata sui redditi medi delle città e, quindi trascurando il resto della situazione regionale che presenta sofferenze soprattutto nelle aree, soggette a crisi o delle zone interne in eterno ritardo di sviluppo. In un Report del Dott. Aldo Ronci : IL REDDITO DEGLI ABRUZZESI NEL  2020 emerge con chiarezza, che il  reddito medio abruzzese, per contribuente, essendo pari a  17.204 Euro  è molto più basso  di quello nazionale 19.796 Euro, addirittura dello 87%.  Addirittura  la metà dei contribuenti abruzzesi possiede un reddito collocato nella fascia più bassa, cioè sotto  i 15mila euro,  mentre a livello nazionale tale quota è molto meno della metà (43%). Il problema è che andamento demografico ed occupazione vanno “negativamente” a braccetto determinando il totale di un reddito medio come da Tabella esplicativa dei dati ISTAT:

Redditi  di: %  nei Red.  Abruzzo Abruzzesi Nazionali
Dipendenti           56% 18.452 Euro 20.716
Pensionati            33% 16.477 Euro 18.655
Imprenditori           6% 14.082 Euro 17.829

Nel report, citato che forniamo in allegato possiamo verificare che i redditi medi, di tutte le Province abruzzesi sono tutte inferiori a quello nazionale, mentre solo due città Capoluogo presentano un reddito medio superiore a quello nazionale, cioè L’Aquila e Pescara, mentre Chieti e Teramo sono inferiori.  La particolarità è data dalla esistenza di 2 COMUNI ABRUZZESI PIU’ RICCHI D’ITALIA.  Cugnoli e Paglieta. Entrambi si trovano tra i top 40. Cugnoli con un reddito medio per contribuente di 28.658 euro si classifica al 28° posto della graduatoria nazionale e tale eclatante risultato è da imputare al reddito medio di lavoro dipendente che ammonta a 50.984 euro e che posiziona Cugnoli al 3° posto in Italia per tale tipo di reddito. Paglieta con un reddito medio per contribuente di 27.435 euro si classifica al 36° posto e tale altrettanto eclatante risultato è dovuto all’altissimo reddito medio di partecipazione a società di persone che è stato di 546.239 euro e lo ha posizionato al 1° posto in Italia per tale tipo di reddito. Ma a parte questi due ultimi casi di comuni “record” emerge in concreto che l’Abruzzo, rispetto ai valori medi nazionali, ha più contribuenti poveri e meno contribuenti abbienti.  Ed è a questo punto che riemerge la nota dolente data dall’esistenza di una questione centrale che non emerge mai. Sembra che non sia interesse di nessuno, eppure la situazione si sta logorando perché sistematicamente trascurata, in virtù dell’obbligo di apparire sempre “il meglio dei meglio”.  Esiste un pratico disinteresse alle elaborazioni SVIMEZ  quelle basate su dati ISTAT insieme a stime dello stesso Istituto,  che ci raccontano un “andamento” lento del  PIL regionale, che :

  • nel periodo 2001-2007 è stato del 3,7%, inferiore al Mezzogiorno, al 4,0%  alle altre ripartizioni territoriali.
  • durante la grande crisi (2008 – 2014) ha raggiunta una flessione del – 6,7% che consente un recupero sul ritardo registrato negli otto anni precedenti, rispetto alle altre realtà;
  • nel periodo 2015-2018 rivede la regione Abruzzo crescere dell’1%, meno della metà del valore dell’intero Mezzogiorno (+2,5%);
  • nel 2019, quando l’economia italiana sembra tornare in una fase di sostanziale stagnazione, il Pil abruzzese conosce una flessione pari allo -0,3%;
  • nel 2020 diviene figlia della crisi da Covid-19 che porta ad una flessione pari all’-8,6%.

Un PIL decrescente, che si manifesta anche con redditi medi  inferiori, a quelli della media nazionale,  e con un calo dei consumi significativo pari all’-7,1%, accompagnato ad una netta caduta degli investimenti -9,9%.

E per non farci mancare nulla dobbiamo registrare il crollo del reddito disponibile delle famiglie consumatrici del 2020 con un preoccupante -7,2%.

Tutti questi dati sono riassunti dalla successiva elaborazione Prometeia su dati ISTAT denominata: Panorama Economico, del tutto “ignorata” dagli operatori politici, del Credito ed economici  abruzzesi e, cosa più grave, da un distratto Presidente Regionale.

Se leggiamo con attenzione questi numeri è da brividi affermare che,  insieme ad una fallace lettura di una crescita dell’export regionale, si possa determinare un ulteriore aumento della occupazione.

Per molti a nulla valgono le conoscenze di dati e notizie “scientifiche”, sull’anno 2020, del tutto sconvolgenti per l’Abruzzo, costituiti da:  – reddito disponibile per abitante che registra un calo rispetto al 2019; – contrazione occupazionale che ha portato l’Abruzzo a raggiungere un reddito di 16.952 euro pro capite, valore inferiore a quello italiano di ben 2.463 euro.

Qualcuno dovrebbe avere l’ardire di spiegare come è possibile , di fronte ad una decrescita dei redditi pari allo -0,9% parlare di crescita della occupazione.  I protagonisti di questa analisi sono molti, a partire da Bankitalia che addirittura, parla di un buon andamento occupazionale. Ma omette di dire che è stata la trasformazione dei rapporti di lavoro, in quelli a “termine”, a fare aumentare numeri di occupati e che nel  frattempo sono aumentati gli autonomi e, che fra loro  sono moltissimi coloro che da un rapporto a tempo determinato sono passati ad accrescere il “cosiddetto” popolo dell’IVA o a diversi  rapporti precari di lavoro. Cattiva occupazione dimostrata anche dalla stima prima richiamata di Prometeia, Svimez ed Istituto Tagliacarne. In concreto Reddito disponibile per abitante e Reddito medio pro capite sono arrivati al livello di occupazione “stracciona”, come ben chiarisce la UE nei suoi documenti, non c’è molta “trippa” per festeggiare.

In conclusione l’Abruzzo è in modalità “basso regime”, con destinazione protagonismo debole nel processo di rilancio della economia italiana e, senza un cambio di passo la strada diventa complicata. È necessario determinare una nuova stagione  nella quale la  Regione, in sintonia con i  centri della Istruzione,  si confronta con le Associazioni Imprenditoriali e Sindacali,  per ideare nuovi percorsi  incentrati su conoscenza e  formazione. In conclusione  utilizzare il grimaldello della qualifica dei lavoratori dipendenti e talenti del mondo del lavoro utile ad una nuova imprenditoria ad aprirsi e fare sistema, a creare una rete capace di diffondere il sapere e  la ricerca nella cultura d’impresa. La via allo sviluppo basato sull’abbassamento della qualità del lavoro, dei salari e dei diritti ha già dimostrata la corda dell’insuccesso.

 

Report di Aldo Ronci : IL REDDITO DEGLI ABRUZZESI NEL  2020