LE MICRO IMPRESE IN ABRUZZO dal 2012 al 2017

addetti imprese attive

Questa ricerca del Dott. Aldo Ronci  fotografa l’andamento ,della presenza e la qualità del sistema, delle micro-imprese abruzzesi. Un periodo circoscritto per la descrizione di un settore che rappresenta il 96% del totale delle imprese ed impiega il 55% degli occupati. Molte scuole di pensiero economico hanno più volte raccontato che questa struttura dimensionale rappresenta un punto di debolezza. L’Abruzzo  avrebbe  un numero troppo esiguo di grandi imprese che registrano un numero medio di addetti per impresa molto basso.  A questa considerazione deve essere aggiunto che, nello stesso periodo nel quinquennio 2012-2017,  il numero di imprese artigiane flette ad una velocità doppia rispetto a quella nazionale ponendosi all’ultimo posto della graduatoria nazionale.  Nella lettura del report, allegato a questa riflessione, vengono descritti anche i numeri, per addetti, delle imprese, per cui le micro imprese sono quelle che hanno da 1 a 9 addetti. Mentre si definiscono , sempre attraverso le dimensioni per addetti, le piccole imprese da 10 a 49 addetti, medie imprese da 50 a 249 addetti e grandi imprese quelle che hanno 250 e più addetti.  La ricerca si pone il quesito, interessante per la realtà abruzzese che per anni è stato oggetto di studi da parte di economisti per le sue particolari caratteristiche di sviluppo, se piccolo è bello. Mi riferisco alla Val Vibrata negli anni ’70-’90, dove si affermò una piccola e piccolissima impresa, per esigenze produttive e di mercato, ma anche per sfuggire a regole e rispetto dei diritti dei lavoratoriUn tema che ha visto fronti divisi, ricorda Ronci, una parte degli economisti  sostiene che le micro imprese sono inadeguate ad affrontare le problematiche poste in quanto sono meno competitive, hanno una totale dipendenza da eventi e finalità dell’imprenditore e spesso presentano carenza di competenze gestionali, mentre un’altra parte sostiene che le micro imprese sono una realtà importante del sistema economico, presentano una marcata flessibilità ossia una spiccata capacità di adattamento sia alle condizioni economiche generali e settoriali che alle specificità dei singoli mercati e di fatto riescono ad impiegare circa la metà degli occupati. Il ricercatore suggerisce, comunque, di porsi il tema di  decidere a livello regionale quali politiche adottare per fare in modo che ci sia un cambio di passo del sistema produttivo locale, in particolare delle micro imprese e tra queste quelle artigiane, che deve necessariamente e improrogabilmente imboccare la strada dell’innovazione per far diventare più competitivo il sistema. Infatti se le micro-imprese abruzzesi  rappresentano il 96% del totale delle imprese ed impiegano il 55% degli occupati, mentre quelle italiane rappresentano il 95% del totale delle imprese ed impiegano il 44,5% degli occupati. Con una percentuale di addetti pari al 55%,, le micro imprese abruzzesi devono essere considerate l’ossatura del sistema produttivo regionale. Questo aspetto ce la dice lunga  sulla situazione abruzzese con la sua struttura dimensionale che presenta un numero troppo esiguo di grandi imprese e un numero troppo basso. Ronci calcola che se la percentuale  inferiore di presenza di grandi aziende si traducesse in numeri potremmo dire, che alla media di 984 addetti (media nazionale in  ogni grande impresa) , le 60 imprese dovrebbero avere ben 14.200 addetti in più.  Però bisogna tenere presente che stiamo assistendo ad una forte crisi dell’artigianato sviluppata  in un contesto regionale caratterizzato comunque, nei dovuti e già richiamati numeri rispetto a quelle nazionali , della presenza delle medie e grandi imprese con andamento positivo.   Partire dalla applicazione dei contenuti della Legge di settore n° 23 (Legge quadro sull’artigianato),  disapplicata da anni,  e trascurata negli interventi previsti dallo strumento finanziario della Regione. Urgono misure, per: il sostegno allo start-up; l’artigianato artistico e di qualità; una maggiore attenzione all’utilizzo di alcuni e diversificati strumenti finanziari; la trasmissione d’impresa. Molte speranze sono legate all’indirizzo e crescita del ruolo di  credito “poco attivo” sul territorio abruzzese a differenza di altre entità regionali. Le nostre speranze   sul credito poggiano sull’a attivazione di  un inedito Tavolo del credito,   che ha messo al centro del dibattito “un obiettivo comune, che consiste nell’individuazione di strumenti operativi condivisi per agevolare l’accesso al credito delle piccole e medie imprese regionali”. Una sfida raccolta, con rilancio, da parte dell’Assessore Febbo, che si muove chiedendo  la partecipazione di tutti i soggetti utili allo scopo. Bene

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