L’EXPORT IN ABRUZZO NEL III TRIMESTRE 2021

Ronci (sx) e Saraceni (dx)

Se l’export in Abruzzo nel III trimestre 2021 crolla del -11,7% contro un aumento del +13,6% di quello italiano italiano, mentre nei primi nove mesi 2021 cresce di + 13,2%, ma in misura inferiore al + 20,1% italiano, emerge una domanda. L’Abruzzo export cresce in questi 9 mesi deI 2021, solo grazie ai buoni numeri del 1 trimestre. Ma tutto questo non può confortarci, visto che lo stesso Dott. Aldo Ronci nel suo recente report, redatto per conto della CNA, esplicita che l’incremento registrato nel I trimestre 2021 dell’export abruzzese non copre l’entità del crollo raggiunto nei primi nove mesi. Nella classifica delle regioni, nel capitolo dell’export l’Abruzzo è al penultimo posto della graduatoria nazionale.

Non abbiamo opposta resistenza alla repentina flessione dell’export dei mezzi di trasporto, che in generale la fanno da padrone nell’economia abruzzese con il loro 19% del valore aggiunto del settore Industriale regionale contro il 5% nazionale. Il ricercatore Dott. Ronci attribuisce , tale grave flessione, a due ordini di motivi:

  1. a) Crisi dell’automotive a causa della:

– sfida connessa alla nuove progettualità sulla elettrificazione dei veicoli;

– alla concorrenza dei Paesi con costo del lavoro più basso;

– carenza di prodotti e materie prime da impiegare nella produzione;

– caduta di valore del ruolo della Sevel di Atessa nella  holding di Stellantis.

  1. b) scarsa propensione all’innovazione delle imprese che producono ed esportano i prodotti diversi dai mezzi di trasporto. Sono anni che realizzano volumi di esportazione inferiori a quelli del livello nazionale. Il nostro, infatti, è un sistema produttivo composto per la gran parte da micro imprese con importanti problemi di carattere strutturale che richiedono investimenti, risorse e politiche regionali di sostegno per avviare un processo di crescita della competitività.

In conclusione l’incidenza delle variazioni DELL’EXPORT NELLE PROVINCE ABRUZZESI NEL III TRIMESTRE 21 confermano che è proprio Chieti, territorio dell’Automotive, la realtà che risente più fortemente della crisi in corso.

Basti pensare che nel III trimestre 2021 l’export dei mezzi di trasporto registra una flessione di ben 338 milioni di euro.

Ma la riflessione deve appuntarsi sulla natura di questa flessione dell’export dei mezzi di trasporto che si manifesta con -31,1%, cioè un dato in controtendenza con quello nazionale che è di un +11,7%. Mentre l’incremento dell’ export degli altri prodotti è di un solo +9%, da attribuire per la gran parte al sistema produttivo delle aziende abruzzesi, però anche esso inferiore a quello nazionale, cresciuto fino ad un +13,9%.

Quindi non è proprio vero quello che è stato detto nel corso degli stati generali della economia abruzzese ha proposito di un Abruzzo che avrebbe retto bene alla crisi pandemica. I dati della occupazione, infatti, sono stati eccessivamente enfatizzati, anche grazie alla colpevole e “dichiarata” soddisfazione della Banca d’Italia che parla di un buon andamento in una regione dove la trasformazione dei rapporti di lavoro fanno crescere , nettamente, quelli a “termine” e diminuire l’incidenza delle donne nel mercato del lavoro. Nel frattempo sono aumentati gli autonomi: ma fra loro sono moltissimi coloro che hanno rapporti precari di lavoro Poi per quanto riguarda il prodotto interno lordo, non è necessario che sia Focus a dire che la stima fatta da Banca Italia, per la nostra regione, di un aumento sostenuto del Pil, non tiene conto del livello basso raggiunto nella fase di pre-Covid, mentre la pessima performance delle esportazioni nel III trimestre 20121, suona un campanello d’allarme per tutti: economisti, politici, associazioni e sindacati.

Intanto a partire dall’uso “buono” delle risorse del PNRR, superando, nel metodo e nei contenuti, il Piano presentato dalla regione Abruzzo che ha pensato solo ad organizzare la raccolta dei progetti “giacenti” nei cassetti intervenire per recuperare risorse congiunturali, utili per la “sopravvivenza”.

Ma se al quadro inquietante dell’occupazione aggiungiamo i risultati dell’export, che sono stati anch’essi negativi, non si può fare a meno di notare che il sistema produttivo abruzzese si trova in crisi. A livello Istituzionale, per sostenere e rilanciare l’intero sistema economico regionale, si devono fare alcune scelte programmatiche prioritarie: innovazione, internazionalizzazione, infrastrutture e competitività. Il mondo produttivo regionale è rappresentato dalle micro imprese ( il 96% del totale delle imprese) ed impiegano il 55% degli occupati. Allora non è difficile capire che per incrementare, stimolare e incentivare la competitività non basta mettere a disposizione fondi, che sono comunque indispensabili e importanti, ma bisogna mettere in atto iniziative e creare servizi capaci entrambi di sollecitare e attivare progetti di innovazioni. È la dimensione l’elemento, caratterizzante della nostra capacità produttiva, che pone un tema ai gruppi dirigenti di questa regione, per liberarla dalla idea “salvifica” dei provvedimenti congiunturali e basta. Da troppo tempo c’è scarsa attenzione alla qualità del lavoro generato complessivamente nella nostra regione, visto che molte aziende hanno scelto assunzioni part-time, o a termine, creando occupazione a bassa retribuzione. Infatti anche la timida ripresa, degli anni passati, non ci ha riguardato e non hanno migliorato lo stato di emergenza sociale, l’eccesso di impoverimento, anche quello per fare fronte al costo sanità ,ed il rischio povertà. Emerge la portata storica della resa all’idea di uno sviluppo legato all’indebolimento dei “costi del lavoro”, con al centro un livello salariale più basso. Ma per cambiare, modificare ed innovare è necessario che i nostri bravi e valenti imprenditori, vengano aiutati ad aprire “processi di sostituzione” disponendosi ad utilizzare la propria cultura per formare nuovi e giovani imprenditori. Una formazione, su binari diversi, che non è un dettaglio ma un’esigenza fondamentale. Se vogliamo qualificare la nostra rete di impresa e micro impresa, dobbiamo programmare l’ingresso di nuove generazioni sia che si tratti di prendere il proprio posto nell’azienda di famiglia o di dare vita a una start-up nuova di zecca, assorbire una cultura d’impresa aperta all’innovazione, al confronto, al territorio e alla società è un complemento necessario alle conoscenze apprese a scuola. Con questa logica la Regione e le Associazioni Imprenditoriali e Sindacali devono dare a veri progetti di formazione , di una vera e propria scuola, per preparare la nuova imprenditoria a fare sistema e creare una rete capace di diffondere proprio la cultura d’impresa. In concreto una formazione mirata su temi pratici destinati a entrare nel bagaglio dei nuovi imprenditori. È necessario rafforzare un quadro di crescita economica fragile, che ha subito “inerte” la fase di indebolimento del tessuto industriale a suo tempo alleggerito, dalle implacabili scelte di fuoriuscita, dal contesto regionale abruzzese di tutti i centri motori di ideazione, progettazione e di produzione dei grandi gruppi ex pubblici e dei centri di gestione dei flussi finanziari e creditizi. Sarebbe necessario riprendere la bandiera della Vertenza Abruzzo voluta dai sindacati per riparare ai torti subiti dalla nostra regione, ma possiamo accontentarci di un uso più equilibrato delle risorse a disposizione con una regione impegnata a sostenere , fare crescere e potenziare il nostro sistema produttivo. Il PNRR è l’occasione.

Report del Dott. Aldo Ronci redatto per conto della CNA : L’EXPORT IN ABRUZZO NEL III TRIMESTRE 2021