Linee per una azione sul credito abruzzese.

Convegno Credito

Un incontro come tanti ? No decisamente. Al contrario puntuale anche se svolto sotto forma di Convegno-Tavola Rotonda con un titolo poco accattivante, che poteva apparire ai più:  troppo per addetti.   Il Sistema del Credito in Abruzzo e Molise, il tema introdotto da due relazioni. La prima del Coordinatore Regionale Abruzzo Molise Dott. Francesco Trivelli, la seconda  a nome della Fisac Nazionale  Dott.ssa Francesca Carnoso . Un convegno arricchito dallo svolgimento di una qualificata Tavola Rotonda alla quale hanno partecipato il Dott De Bustis, prof. De Vincenti, Dott. Di Costanzo, Dott. Felizzi, dott. Viafora.      Una iniziativa caldeggiata dal Segretario Generale della Fisac nazionale, Giuliano Calcagni e conclusa dal  Segretario Generale Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri.Il tema posto diviene interessante quanto viene aperta la discussione sull’argomento della crescita delle due regioni Abruzzo e Molise nel quadro del forte mutamento strutturale del settore bancario.  Cosa fare affinché  credito e  finanza possano fungere da volano allo sviluppo nelle nostre regioni ?  A Bari una bella iniziativa, fortemente voluta dalla Fisac nazionale e conclusa dal segretario generale, Landini, ha posto in discussione il tema sul  Mezzogiorno del nostro paese e di come gli istituti di credito interpretano il loro ruolo, nelle nostre regioni. Di questo ha parlato la relazione di Francesco Trivelli, cioè di una prima iniziativa, a livello regionale, che continua il  percorso intrapreso. Realizzare un dibattito su una piattaforma per politiche contrattuali innovative, di filiera, come viene indicato dal documento “il lavoro si fa strada”. Sperimentare, proporre e perseguire un percorso di partecipazione per   costruire il futuro, partendo dallo sviluppo sul territorio, per dar voce all’intera filiera del lavoro, con l’obbiettivo di realizzare maggiori diritti e tutele e per uno sviluppo sostenibile. Un rinnovato impegno per il  nostro Sud e per le nostre due regioni, Abruzzo e Molise.  Anche nel nostro piccolo possiamo dare un contributo, soprattutto perché l’intero paese ha bisogno della crescita del  sud. Senza deroghe pericolose ai Codici degli Appalti. La semplificazione non può e non deve passare attraverso lo sfoltimento di regole fondamentali. La crescita è un’opportunità da cogliere in questo momento di grande mutamento. Un debole segnale sembra arrivare, se dovesse andare a buon fine, dalla manovra. Ci sono, all’interno di essa, degli elementi che possono dare un contributo per lo sviluppo nel mezzogiorno. Ma sono solo piccoli segnali. Vengono riconfermati e prorogati i crediti d’imposta per investimenti in beni strumentali al sud, un fondo per la crescita dimensionale delle imprese ma anche un potenziamento per una strategia nazionale per le aree interne e per un rafforzamento delle ZES, zone economiche speciale. Finalmente si interviene  sul cuneo fiscale, per aumentare i redditi delle lavoratrici e dei lavoratori. Oggi però  ci troviamo di fronte ad una chiamata urgente, perché dopo anni e anni di mancata crescita occorre investire quote rilevanti di risorse per il mezzogiorno.   Vorrei aggiungere, quale contributo alle idee esplicitate da Trivelli nella sua relazione, un Nuovo Patto per il Mezzogiorno a partire dalla revisione  del perverso sistema del meccanismo della Spesa Storica che toglie risorse al Sud per  sostenere il Nord.  Un meccanismo messo in atto, grazie ad una proposta del Ministro Leghista Calderola, tradotta in atti legislativi  da Tremonti , Ministro della Economia in un Governo presidente  Berlusconi e partecipato dalla Ministro Giorgia Meloni. In concreto in attesa  della elaborazione del sistema dei Servizi Standard e dei costi Standard  per i servizi alla collettività, si applica un calcolo distributivo delle  risorse che arricchisce le aree del Nord a scapito del sud.Chiudendo questa digressione, intanto il Convegno annuncia un grande passaggio epocale, nell’era della digitalizzazione. L’Abruzzo e il Molise sono regioni nelle quali convivono punte di eccellenza accanto a contraddizioni evidenti. L’ Abruzzo, in particolare, è una regione in cui esistono zone tra le più industrializzate d’Italia e d’Europa: superiamo la media nazionale per occupati nell’industria come anche per il peso del valore aggiunto, ma solo nel manifatturiero. Tutto questo mentre la domanda interna è stagnante, come oramai nell’intero paese perché l’ISTAT ci dice che i consumi in Abruzzo, insieme al Molise, continuano ad avere una bassa dinamica, mentre si affacciano crisi industriali e vertenze aperte tra le quali Oma, la catena Auchan,  e con i Vigilantes che non percepiscono le retribuzioni da mesi. Inoltre incombono ombre su aziende come la Magneti Marelli, che convivono con ritardi degli interventi sul territorio, il turismo, l’agricoltura e la cultura. Però  occorrono politiche integrate industriali e politiche di coesione sul territorio, soprattutto investimenti su infrastrutture. Ci si sono dati drammatici sulle chiusure delle micro attività, molto superiore alla media nazionale. Tutto incide sull’occupazione. In Abruzzo si è passati da un tasso di disoccupazione del 6,2% nel 2007 al 10,8% nel 2018, ma nel secondo trimestre del 2019 si è avuto un crollo degli occupati in termini 6 assoluti di quasi 3 punti percentuali. I dati di questi giorni, faranno ancora salire tale percentuale. Nel Molise la situazione è ancor peggiore, nel 2007 la disoccupazione era del 8,1% fino ad arrivare al secondo trimestre del 2019 al 13,4%. Le parole di questa crisi sono: diseguaglianza, sfiducia, povertà, disoccupazione. Oltre il 90% del tessuto produttivo delle due regioni è fatto di piccole e micro imprese che producono prevalentemente per un mercato interno asfittico e quindi si trovano in difficoltà. L’ISTAT ci dice che l’Abruzzo, tra le regioni considerate del mezzogiorno ha la percentuale minore di povertà relativa; ma poi scopriamo che questa regione tra il 2016 e il 2017 ha avuto l’incremento più alto, in percentuale in Italia, della povertà relativa.  Inoltre, l’Abruzzo da anni viene indicato come una delle zona d’Italia più colpita dal fenomeno dell’usura. Come indicato da il sole 24 ore, qualche settimana fa.  Strumenti, anche importanti, quali le aree di crisi complessa e semplice, proprio per i tempi di attuazione, non riescono a risolvere le crisi industriali e il rilancio produttivo. Nella regione Abruzzo ci sono anche centri di ricerca di primaria importanza e buone università; però uno studio della Banca d’Italia ci dice che le imprese abruzzesi fanno generalmente meno richiesta di laureati o di figure professionali ad alta qualifica, non solo in generale, ma anche rispetto al mezzogiorno. Si sono sottoscritti accordi che sono stati disattesi tra cui il “patto per il lavoro e lo sviluppo”. Scarso successo, quindi, dell’idea che si possa costruire un via alta dello sviluppo, su temi su industria sostenibile, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, sulla situazione ambientale ed economici, sul futuro digitale, soprattutto, in termini sociali e, quindi, un’economia comprensibile a tutti. Quel patto non ha visto l’impegno politico della giunta regionale precedente. Non è stato valorizzato e non è stata colta l’idea innovativa del rapporto fondamentale con le parti sociali, con i corpi intermedi. Anche la ZES, Zona economica speciale, che potrebbe essere un’altra occasione per lo sviluppo strategico della regione, sta avendo lungaggini burocratiche. La Svimez, lo sappiamo, ribadisce che occorrono risorse pubbliche per sostenere uno sviluppo nel Sud, che deve diventare una grande occasione per tutta l’Italia. Quindi, occorrono politiche di investimenti, ad iniziare nei servizi pubblici. Ed è su questo tema che si è soffermata con puntualità la relazione di Francesca Carnoso, che ricordata la coincidenza  della presentazione alla  Camera dei deputati, del rapporto Svimez  sull’economia e la società del mezzogiorno, del 2019, ci ha consegnato un prezioso lavoro sulle implicazioni per l’Abruzzo e Molise previste nel  rapporto.  Ma in  questo senso diventa molto interessante, quando illustrato, nel corso della Tavola Rotonda , dal Prof. De Vincenti su il manifesto per il Sud che  cambia e cresce.  Su questi temi che appartengono anche al  nostro settore, alle nostre professionalità possiamo esprimere protagonismo, hanno detto le due relazioni.  Le banche devono e possono fare di più, anzi le  grandi banche hanno grandi responsabilità per gli investimenti nel Sud, su progetti sui quali puntare e chiedere degli investimenti, anche con formule di emissioni di bond  finalizzati. Nelle nostre due regioni il risparmio sui depositi è di molto superiore ai crediti erogati nelle due regioni. Oltre 30 mld di risparmi sono depositati. Per  tutelare il risparmio è necessaria la crescita economica. Gli Istituti di credito locali hanno avuto un mutamento repentino e abbiamo vissuto, in poco tempo, la fine delle loro autonomie e la scomparsa di banche sul territorio, dovuta anche ad indecenti gestioni.  E’ evidente che il calo consistente di prestiti bancari, di cui hanno risentono prevalentemente le piccole imprese dovuto alle ristrutturazione del settore in ambito territoriale. Ma il dato è significativo perché diminuisce il credito proprio all’attività produttiva dei territori cioè quello afferente alle concessioni alle piccole e micro imprese, che in termini assoluti e di circa 100 ml di euro, nelle due regioni. In valori percentuali, decresce molto di più di quanto accada a livello nazionale. Tutto ciò avviene, anche e soprattutto in ragione, della scomparsa dal nostro territorio dei centri decisionali; tale flessione del credito sta diventando una vera e propria emergenza a tutti i livelli. Non esiste ancora una politica regionale, che, al contrario, dovrebbe essere chiamata ad adottare misure adeguate alle necessità del momento. Al contrario, le Banche di Credito Cooperativo hanno svolto nel tempo, seppur con evidenti criticità, un ruolo significativo quale modello di banca locale e territoriale, svolgendo anche un ruolo importante nel sostenere l’economia territoriale per la crescita del reddito, dell’occupazione e delle imprese.        Ma a tutto questo è necessario reagire con una piattaforma sindacale poggiata su di un dossier-credito sul tavolo della politica regionale, quindi, un Osservatorio sul Credito. Realizzare la “piccionaia” direbbe l’illustre Prof. Sylos Labini, per mettere insieme tutti gli attori che rappresentano il mondo politico, sindacale, imprenditoriale, gli istituti di credito e della conoscenza.  Un osservatorio regionale con l’apporto della Fira, la finanziaria regionale, con il Presidente dott. Felizzi,  è già stato istituito, ma con la nuova legislatura , ci hanno riportato di nuovo al punto di partenza. Interessanti sembrano le ultime dichiarazioni dell’assessore regionale alle attività produttive, Febbo, che affermano interesse ad  iniziare a lavorare su tali argomenti.  Che sono : * fusione tra Abruzzo Sviluppo e Fira; * riorganizzazione dei  Confidi presenti in regione; * sostegno alle piccole e micro imprese in relazione al quadro finanziario previsto dal 2021 al 2027, delle risorse dedicate nel nuovo bilancio dell’unione europea.  Non possiamo omettere, in questa nostra breve illustrazione sui temi che ci hanno colpito nel corso dello svolgimento del Convegno , quando affermato da Trivelli nelle sue conclusioni : Qualche settimana fa, in una bellissima iniziativa di 3 giorni, dedicata a Raffaele Mattioli e Marcello De Cecco, ho avuto modo di ascoltare parole che devono far riflettere. Ricordando questi due grandi economisti abruzzesi, l’accento fondamentale è stato posto sull’eredità morale e culturale lasciata da loro. Come se in fondo l’economia ma anche la politica, per imprimere un segno, abbiano veramente bisogno di una nuova cultura umanista. Sono convinto che sia estremamente necessaria.

Video Focus Abruzzo:

Intervista a Francesco Trivelli Coordinatore Regionale Fisac Abruzzo e Molise

Intervista a Francesca Carnoso Fisac Nazionale

Intervista a Carmine Ranieri Segretario Generale Cgil Abruzzo e Molise