Diminuiscono più di 28 mila occupati nel 1° Trimestre 2022 e non sono un dettaglio.

Ezra Bailey

Il report del Dott. Aldo Ronci: IL MERCATO DEL LAVORO IN ABRUZZO nel I° trimestre 2022 propone una ANALISI CONGIUNTURALE, servendosi dei dati ISTAT I° trimestre 2022 confrontati con il IV° trimestre 2021. La elaborazione utilizza  la Tabella I.STAT, costituita dai dati estratti  su Occupati Abruzzo, dove è possibile evidenziare l’andamento del numero degli occupati per Trimestre 2021 e del  Primo Trimestre 2022. Dopo di che, il Report di Ronci illustra una delle letture, utili per l’analisi dei dati, appunto quella congiunturale. La pedanteria della presente introduzione è dovuta alla circostanza del rilievo dato alle  dichiarazioni, di importanti economisti e sindacalisti abruzzesi, che formano il grumo forte dei commenti, pubblicati o trasmessi dai media regionali. Tutti si  soffermano sull’esame del  cosiddetto andamento occupazionale, cioé un sistema, che analizza periodi molto lunghi dentro i quali agiscono però, sistemi di campionamenti e di indagine, misurati con fattori diversi. Il limite di questo ultimo metodo è il rinvio all’attesa dell’avverarsi di diverse previsioni, senza assumersi l’onere di rispondere ad una domanda immediata, che un’analista sulla occupazione si deve fare sullo stato e sulla condizione sociale delle persone, per comprendere subito quali sono le scelte di politica economica, produttiva e sociale da fare. Perché i comportamenti nei sistemi economici, molte volte, non hanno la “gentilezza” di attendere che tutto si depositi ed in materia di occupazione non bisogna mai dimenticare che parliamo di persone e di famiglie che entrano nella sfera della “difficoltà”. Cosa che è possibile fare grazie al  Report di Ronci che certifica, dal punto di vista “congiunturale”, i dati reali, che l’Abruzzo ha lasciato sul  campo tra i due trimestri,  Quarto 2021 e  Primo 2022, con un numero di disoccupati pari – 28mila persone. Il dato esposto risponde subito allo stesso interrogativo posto da diversi economisti sulla necessità di “intiepidire” gli eccessi di entusiasmi sui dati resi pubblici da Eurostat e Istat. Infatti lo stesso calo del tasso di disoccupazione, segnalato dai dati Istat, manifestatosi durante l’anno 2021, era generato dalla ripresa post pandemia, ma non un dato stabile visto lo sviluppo successivo. Purtroppo, come temuto, già  in tempi brevi, inflazione e conflitto, non hanno consentito addirittura già nel primo trimestre 2022  ad assorbire il calo del Pil e dei mesi dell’emergenza sanitaria. Quindi molti giri di parole, per addolcire la pillola, non hanno avuto grande fortuna. Si sono, da subito manifestate sia un  calo di occupazione, cioè le citate meno 28mila, insieme alle temute riduzioni delle previsioni  del Pil, già in caduta a seguito delle conseguenze del rimbalzo dei costi energetici e dello scoppio della guerra. E’ bene anche precisare che la crescita di occupazione nell’anno 2021 era dovuto, sempre analizzando questa volta l’andamento I.Stat, ad un buon  80% di nuove assunzioni precarie a tempo determinato, frutto anche di trasformazioni di contratti a tempo indeterminato. Tutti effetti negativi che si aggiungono ai già bassi salari, massicciamente presenti, un deterrente ulteriore dell’allargamento della fascia di povertà. Tutto questo avviene, mentre tanti, compresi alcuni imprenditori, affermano che non riescono a trovare persone da “occupare”. Ma senza che nessuno cominci a chiedersi il perché, o cosa è successo, già circolano favolette sulla incidenza negativa del cosiddetto reddito di cittadinanza capace di togliere voglia di lavorare a tutti. È la favoletta estiva, per evitare di riflettere sulla situazione reale del Mercato del Lavoro abruzzese, un mondo del tutto sconosciuto, per primo alle istituzioni, ma anche ai corpi intermedi. La stampa locale, alimenta questa “favoletta” senza verifiche sul campo,  non approfondisce e non indaga. Eppure, se lo facesse, capirebbe l’urgenza di una iniezione di sana politica di valorizzazione delle risorse umane, così tutti comprenderebbero la necessità che il lavoro, la  materia prima  di una regione ricca solo della “generosità” della sua gente,  sia dotato di una formazione adeguata alle nuove frontiere della conoscenza, anche per porre un argine alle teorie dello sviluppo economico a basso profilo. Niente Innovazione, niente internazionalizzazione, niente organizzazione di servizio e di prodotto, niente formazione ed istruzione, portano ad una sola crescita quella del “declino dell’Abruzzo”. È necessario reagire.

Il report del Dott. Aldo Ronci: IL MERCATO DEL LAVORO IN ABRUZZO nel I° trimestre 2022