Mobilità sanitaria un giro d’affari da 4,6 miliardi.

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Un aiuto alla sanità della Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna”. La Fondazione Gimbe  ha  analizzato crediti, debiti e saldi delle regioni sulla mobilità sanitaria 2017 documentando un fenomeno dalle enormi implicazioni sanitarie, sociali, etiche ed economiche che coinvolge ogni anno quasi un milione di pazienti, oltre ai familiari. Un  fiume di denaro che scorre prevalentemente da sud a nord. L’88% del saldo in attivo alimenta le casse di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto e il 77% di quello passivo grava sul Mezzogiorno. L’Abruzzo, come già pubblicato su www.focusabruzzo.eu : MOBILITÀ PASSIVA ? MEGLIO PARLARE DI IMMOBILITÀ , già nel Report 2016 della ASR abruzzese presentava una importante entità di Mobilità negativa. Esiste un dato economico che incide sul lato sanitario e sociale, mentre migliaia di persone, senza che nessuno programmi interventi per “bloccare” questo fenomeno, ogni anno lasciano il loro territorio per andare a curarsi altrove. Questo contesto viene puntualmente colto dalla Fondazione Gimbe che ha deciso di predisporre un report ad hoc.
Viene analizzata la modalità con la quale, i cittadini italiani fruiscono del diritto di essere assistiti in strutture sanitarie di Regioni differenti da quella di residenza, mettendo in relazione la mobilità sanitaria interregionale che include la mobilità attiva (voce di credito che identifica l’indice di attrazione di una Regione) e quella passiva (voce di debito che rappresenta l’indice di fuga da una Regione). Le compensazioni finanziarie tra Regioni vengono effettuate secondo regole e tempistiche definite da un Intesa Stato-Regioni per rendicontare 7 flussi finanziari: ricoveri ospedalieri e day hospital (differenziati per pubblico e privato accreditato), medicina generale, specialistica ambulatoriale, farmaceutica, cure termali, somministrazione diretta di farmaci, trasporti con ambulanza ed elisoccorso”.
Leggendo il Report Gimbe diviene chiaro che le analisi  sono state effettuate esclusivamente sui dati economici della mobilità sanitaria aggregati in crediti, debiti e relativi saldi, infatti ghli estensori dello scritto, interessati a realizzare un approfondimento ragionato, hanno inoltrato  una formale richiesta dei flussi integrali trasmessi dalle Regioni al Ministero che permetterebbero di analizzare, per ciascuna Regione, la distribuzione delle tipologie di prestazioni erogate in mobilità, la differente capacità di attrazione di strutture pubbliche e private accreditate e la Regione di residenza dei cittadini che scelgono di curarsi lontano da casa, identificando le dinamiche della mobilità, alcune “fisiologiche” ed altre francamente “patologiche”.
Abbiamo già detto che nel 2017 il valore della mobilità sanitaria ammonta a € 4.578,5 milioni, importo approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome lo scorso 13 febbraio, previa compensazione dei saldi.
Mobilità attiva. Sono  6 le Regioni che presentano le maggiori capacità di attrazione con crediti superiori a € 200 milioni. Lombardia ed Emilia Romagna che insieme contribuiscono ad oltre 1/3 della mobilità attiva. Un ulteriore 29,2% viene attratto da Veneto, Lazio, Toscana  e Piemonte. Il rimanente 32,7% della mobilità attiva si distribuisce nelle altre Regioni. In generale emerge una forte attrazione delle grandi Regioni del Nord, a cui fa da contraltare quella estremamente limitata delle Regioni del Centro-Sud, con la sola eccezione del Lazio.
Mobilità passiva. Le 6 Regioni con maggiore indice di fuga sono, con in testa  Lazio e Campania che insieme contribuiscono a circa 1/4 della mobilità passiva; un ulteriore 28,5% riguarda Lombardia , Puglia, Calabria, Sicilia. Il restante 48% si distribuisce nelle altre 15 Regioni.
Quindi, in conclusione, sono  Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Toscana ad avere il saldo positivo maggiore
La nostra regione Abruzzo con (-€ 80 milioni) presenta una saldo negativo costante su dinamiche della mobilità, che presentano marginali caratteristiche “fisiologiche” ed altre francamente rappresentative di comportamenti “patologici”.
Questi dati devono essere letti con attenzione proprio in questa fase di discussione del regionalismo differenziato. Non si può non tenere conto che il denaro scorre prevalentemente da Sud a Nord, ma che l’88% del saldo in attivo alimenta proprio le casse di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, mentre il saldo passivo grava sulle spalle del SUD e moderatamente su Marche, Sardegna, Piemonte e Liguria.

Fondazione Gimbe Report 2017 Mobilità sanitaria

Immagine Mobilità Sanitaria Italia