Personale Sanità, il Nord spende il doppio del Sud.

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Video su Autonomia Differenziata e Sanità.

Il rapporto 2019 della Corte di Conti sulla finanza pubblica.  I tempi dei giochini sono sorpassati dall’incidere dei fatti. I dati della Corte dei conti nel “Rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica” sono chiari. Le richieste delle Regioni, in materia di sanità, ed altro, attraverso l’Autonomia Differenziata, sono ormai da porre sotto la lente di ingrandimento.Al dunque. Nel comparto sanità le Regioni del Nord producono “deficit” e spendono in percentuale più del Sud e del Centro Italia. La maggiore spesa è dovuta alla assunzione (cioè in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna) di personale e dalle maggiori risorse per gli investimenti nelle infrastrutture (dai nuovi ospedali all’acquisto di apparecchiature).Meglio tradurre, per i più distratti: gli spocchiosi governatori del Veneto Zaia e della Lombardia Fontana, chiedono autonomia e più risorse, anche, dicono,  per stimolare i gruppi dirigenti del Sud (inefficienti e nulla facenti), a partecipare ad una sana e corretta competizione, prendendo esempio da loro così bravi ed efficienti.L’arcano qual’è? Cioè è vero che sono più bravi? Qualche dubbio si insinua se guardiamo i numeri contenuti nel “Rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica “.  Il Nord spende il doppio del Sud per assumere medici, infermieri, specialisti e più impiegati. Le Regioni del Mezzogiorno, notoriamente dedite al clientelismo più sfacciato, appena 7 miliardi, così come  il Centro con  6,8 miliardi. Vige, come denunciato dal governatore pugliese Michele Emiliano, citando l’Operazione verità del Quotidiano del Sud, una iniqua distribuzione delle risorse. Si ripete anche sul  Fondo nazionale per la sanità, quando già denunciato dal già citato Quotidiano del Sud, grazie al “giochino” della spesa storica. Il Nord si accaparra sempre una fetta maggiore e riesce a offrire contratti economicamente migliori e, quindi, a sottrarre al Mezzogiorno i suoi migliori professionisti.  Qualche dettaglio in più, tratto dal “Rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica”  elaborato dalla Corte dei Conti:

  1. Nel 2018 le Regioni settentrionali hanno speso 14,737 miliardi per il personale, incrementando, rispetto al 2017, la spesa di 237 milioni;
  2. Il Sud ha avuto una incremento residuale. Nello stesso periodo appena 69 milioni di euro, quasi un terzo rispetto al Nord. Naturalmente stiamo parlando di una spesa ridotta : nel 2017 di 7,017, nel 2018 di 7,086 miliardi.

Ma c’è da analizzare un altro dato: da almeno dieci anni le Regioni settentrionali ricevono maggiori fondi da spendere per i dipendenti. Così aggiunge il Report descrivendo che «Le Regioni in piano di rientro (quelle del Sud) hanno visto riduzioni particolarmente rilevanti negli ultimi anni (-10,2 per cento dal 2008, -4 per cento nell’ultimo quinquennio), come effetto del blocco del turn-over e delle manovre di contenimento della dinamica della spesa. Ma in Abruzzo cosa è successo? La domanda non solo è legittima, ma può trovare anche una risposta grazie all’analisi condotta da noi e pubblicata su www.focusabruzzo.eu,  dove giunti al capitolo personale scopriamo che tra l’anno 2013 e l’anno 2017, emerge una insopportabile  diminuzione di risorse a disposizione, per la crescita quantitativa e qualitativa delle risorse umane da mettere al lavoro nei servizi sanitari delle ASL abruzzesi. Se nell’anno 2013 le risorse, in migliaia di euro, erano pari a 759.716, nell’anno 2017 hanno un decremento fino a 747.036, cioè meno 12.680. Le risorse per il personale subiscono un decremento di -1,7%. Pur essendo in vigore la Legge Finanziaria del 2010 che imponeva  un tetto alla spesa per il personale sanitario: ogni regione, fu deciso, avrebbe potuto investire al massimo la stessa somma del 2004 ridotta dell’1,4%. Un ostacolo bypassato da Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna: nel 2018, rispetto al 2004, al Nord i costi per assumere nuovi dipendenti negli ospedali sono lievitati di oltre il 23%, mentre al Mezzogiorno solo dell’8,5%. Uno scarto di quasi 15 punti. Secondo la Corte dei Conti alcune regioni come Lombardia, Emilia Romagna e Veneto ,  in questi anni hanno mantenuto livelli di spesa di dimensioni assolute maggiori, coprendo il differenziale con risorse proprie e garantendo l’equilibrio dei conti. L’Abruzzo sottoposta ai ferrei controlli della burocrazia ministeriale, in virtù della appartenenza all’area delle cosiddette Regioni Canaglia, cioè portatore di un deficit eccessivo, subisce un trattamento speciale che non mira ad incidere sul debito attraverso il taglio delle spese improprie e degli sprechi, ma infierire sulle dotazioni Organiche delle ASL abruzzesi, utilizzando lo strumento del blocco del Turn-Over e del taglio degli organici. Una ricetta  ANTICA e SCIAGURATA che ha avuto l’esito di realizzare maggiore spesa nella sanità, alimentare i tempi lunghi delle Liste di Attesa, introdurre una politica della compartecipazione, ad alti costi,  che ha avuto il doppio demerito di  alimentare:  l’allontanamento dalla cura di migliaia di abruzzesi, per difficoltà dal punto di vista del reddito di sostenere i costi  della sanità offerta; la crescita del ricorso ai servizi offerti dalla sanità privata , notoriamente più rapida ed, in molte occasioni, anche meno costosa. I risultati sono ricavi per prestazioni sanitarie e compartecipazione alla spesa, addirittura in calo.  In conclusione, una politica del personale, che   in sintesi ha prodotto  a) ricorso diretto alla sanità privata ( con l’ovvia diminuzione degli ingressi di risorse per la sanità pubblica);  b)mancanza di risposta da parte dei servizi sanitari pubblici (Liste di Attesa, Disorganizzazione attività di Intramoenia, etc) una situazione negativa, quindi, accresciuta dalla rinuncia alla cura per problemi di reddito fenomeno evidenziato dalle indagini condotte da Istituiti di ricerca . In buona sostanza un mix velenoso da combattere con processi profondi di modifica dei comportamenti in atto. Il primo passo è quello di iniziare  a progettare e programmare il rilancio della sanità pubblica dando spazio e risorse  ai talenti, ai professionisti e  ai portatori di  conoscenze tecniche di valore, che non solo sono già presenti  nei nostri presidi, ma anche da accrescere nel numero attraverso concorsi per le assunzioni. Perché non solo c’è da riproporre una risposta alle esigenze dei presidi e servizi sanitari esistenti, ma dopo il profondo taglio dei posti letto ospedalieri, dare seguito, anche con nuovo personale, alla organizzazione delle Case Salute, della medicina e sanità territoriale, delle residenze extra-ospedaliere e generale esaltando la sanità territoriale e di genere,  socio-sanitaria e  domiciliare e la prevenzione. Ricostruire un equilibrio tra SERVIZI E DOTAZIONI ORGANICHE del personale, per aggredire le inefficienze, individuare le fonti dei veri sprechi della sanità e per mettere fine ai viaggi del dolore  recuperando risorse dalla Mobilità negativa. Ma i numeri, non positivi esposti, per la dotazione di personale, hanno prodotto ulteriori danni creando conseguenze nella cosiddetta Mobilità Sanitaria, volgarmente chiamata viaggi del dolore. Un  tema che  esplicita un altro dato negativo per l’Abruzzo, infatti nell’anno 2013, la restituzione alle altre regioni consisteva in 78.714 (differenza tra Attiva e Negativa in migliaia di euro). Mentre nell’anno 2017 si accresce divenendo 87.296.  Non è un buon indice, infatti la “mobilità passiva”, ovvero le migrazioni dei pazienti, è oneroso per le amministrazioni regionali, ma anche per i cittadini che, per trovare risposta ai propri bisogni di salute, spesso sono costretti a spostarsi anche dalla città in cui risiedono. Una circostanza che incide sul grado di impoverimento degli Abruzzesi, secondo autorevoli  Istituti di ricerca, a causa della spesa sanitaria. MA IL DIVARIO SALE.La carenza di medici sta mettendo a rischio la tenuta degli ospedali e sta provocando il cattivo funzionamento di interi reparti. I vincoli finanziari imposti  hanno inciso anche sulla programmazione dei fabbisogni formativi medici. Si registrano carenze in alcune discipline, nonché per i medici di medicina generale. Il che comporta un aggravio di lavoro per gli organici in forza nelle strutture (si pensi all’area dell’emergenza, dove comunque occorre garantire la presenza medica) o un allungamento delle liste di attesa (oltre che nella specialistica anche nella chirurgia, dove mancano gli anestesisti, necessari a garantire l’apertura delle sale operatorie). I Governatori delle regioni “ululanti” sul mancato avvio della tanta invocata Autonomia Differenziata, dovrebbero prima osservare i numeri, i dati (ufficiali) sugli eccessi provocati nella spesa sanitaria, a danno degli altri territori, trovare accordi per stabilire una giusta perequazione, e favore delle regioni del centro e del Sud, restituendo  l’eccesso di risorse già utilizzate.  Governo e regioni, sono obbligate ad ascoltare le analisi dei magistrati della Corte dei Conti che hanno più volte sottolineata la necessità di rivedere l’intero sistema di finanziamento.  Il meccanismo della cosiddetta Spesa storica, messa in campo in attesa delle scelte nazionali su Prestazioni e Costi Standard nella sanità (Scelte, ma guarda un po’ mai messe in atto, sospettiamo per convenienza e forse per favorire alcune realtà del Nord), inventata dal Governo Berlusconi, Bossi e Meloni su geniale “idea” del Ministro Calderola , ha depredato decina di Miliardi al Mezzogiorno. I conti ufficiali parlano di ca. 62,3Miliardi di Euro, spostati a favore del Nord. Ora è necessario trovare meccanismi di restituzione, per adeguare i livelli e condizioni di vita e di salute di tutti i cittadini  e trovare le corrette  modalità di determinazione del fabbisogno standard, ma anche dal trattamento da riservare alle misure di compartecipazione alla spesa, alle misure di sostegno per via fiscale a quella a carico dei cittadini e a quella intermediata attraverso i fondi integrativi.