Reddito abruzzese già era basso. Però oggi ancora di più ?

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Il Report, su il reddito degli abruzzesi nel  2018 , viene pubblicato per portarci a conoscenza di una ricerca condotta dal Dott. Aldo Ronci. Abbiamo letto su Il Messaggero, ma anche su altre pubblicazioni on-line, contenuti e dati statistici che descrivono  la risultante di quanto accaduto nella nostra regione  dal punto di vista della occupazione e, quindi, della sua  situazione economia, produttiva e sociale.  È nostra intenzione dare un ulteriore  senso al contenuto della ricerca del Dott. Ronci, andando a riguardare i dati della  percentuale di occupati in Abruzzo nell’anno  2018. Non potevamo attenderci niente di diverso se leggiamo, che nell’anno in questione 2018, essa  è stata del 62,2%, un decimo di punto sotto la media italiana (62,3%) ma a ben 10 punti di distanza dalla media Ue del 72,3%. (Dati Open Polis-Agi elaborazione dei dati Istat). Una situazione ben lontana dagli obiettivi fissati dalla Commissione Europea che, nella sua strategia adottata nel 2010, stabiliva  alcuni obiettivi da raggiungere nel decennio relativamente ad alcuni ambiti di intervento: dall’aumento dell’occupazione alla lotta al cambiamento climatico, dalla promozione di istruzione e ricerca al contrasto della povertà e dell’esclusione sociale. Oggi scopriamo che gli obiettivi fissati sono stati, praticamente tutti mancati, tra gli altri l’obiettivo fissato il raggiungimento del 75% di occupati tra i 20 e i 64 anni, giunto al 72,3%, mentre l’Italia con un tasso di occupazione al 62,3%, è al penultimo posto, (solo la Grecia ha fatto peggio). Dell’Abruzzo abbiamo già detto, però possiamo aggiungere che con il suo 62,2 % ,  scende , anche  rispetto al  2008, ad un tasso di occupazione inferiore dello 0,9%. (Hanno fatto peggio solo Molise, Campania, Puglia, Umbria, Calabria e Sicilia).  Una ulteriore annotazione riguarda le donne che lavorano in Abruzzo, sul totale della popolazione femminile, sono meno del 50% (48,9%), ben al di sotto la media italiana, che è del 52,5%, la quale è, a sua volta, 14 punti più bassa di quella europea (66,5%). L’altra ed ultima osservazione va fatta sull’occupazione giovanile, statistica nella quale se l’Italia è al penultimo posto nell’UE, l’Abruzzo, con il 37% (dato del 2018) si colloca ben al di sotto la media nazionale, per non parlare di quella europea. Allora la memoria torna a quanto abbiamo già pubblicato sul nostro sito, commentando una ricerca sempre elaborata dal Dott. Ronci che fotografava lo stato delle MICRO IMPRESE IN ABRUZZO. Esse infatti costituiscono l’ossatura reale del sistema economico abruzzese, che con il 96% del totale delle imprese, restituiscono un l’impiego del 55% degli occupati. Il problema è che esiste un punto di debolezza nella struttura dimensionale delle imprese abruzzesi, mentre  un numero esiguo di grandi imprese, presentano  un numero medio di addetti per impresa molto basso. Allora appare chiaro il perché del crollo a  picco del Reddito medio degli abruzzesi nell’anno 2018. È sfuggito a molti, ma soprattutto ai decisori politici,  che, già nel quinquennio precedente (2012-2017) il numero di Imprese fletteva ad una velocità doppia rispetto a quella nazionale, ponendosi  all’ultimo posto della graduatoria nazionale. Ed ecco il perché dell’arrivo di questi numeri raggelanti per la nostra regione contenuti nel Report del Dott. Ronci IL REDDITO DEGLI ABRUZZESI NEL  2018 . A parte nel sito l’elaborato  viene pubblicato, per la più opportuna conoscenza, ma in sintesi possiamo già anticipare che:

  • il reddito medio Abruzzese per contribuente (17.962) è molto più basso (85%) di quello nazionale (21.245);
  • la metà dei contribuenti Abruzzesi (49%) ha un reddito nella fascia più bassa (sotto i 15mila euro) mentre a livello nazionale tale quota è del 43%.

Alle considerazioni sull’andamento della occupazione nella nostra regione, dove i numeri sono tutti in caduta verticale a partire dal tasso  sull’occupazione, ma con un tasso dell’occupazione giovanile e delle donne tra i più bassi delle regioni italiane, bisogna aggiungere che i redditi più consistenti, dei dipendenti (53%), dei pensionati (32%) e degli imprenditori (7%), hanno tutti un valore medio parecchio più basso di quello medio italiano. Una scala di valori, che lascia emergere come, il reddito medio:

  • per dipendente (18.428) è pari al 98% di quello italiano (20.817);
  • dei pensionati (15.658) segna l’88% di quello nazionale (17.873);
  • degli imprenditori (13.998) registra appena il 72% di quello italiano.

Il reddito medio per contribuente di 17.962 euro pone l’Abruzzo al 13° posto della graduatoria Nazionale. In conclusione la lettura del report aiuta a comprendere come i risultati di mancate scelte nel sostegno alle attività produttive, produce costi sociali ed economici anche sui redditi dei residenti abruzzesi. Ad essa deve essere aggiunta la mancata esistenza di una politica positiva ed attenta a sviluppare attraverso le Istituzioni le iniziative per “stimolare” con la richiesta di una diversa politica finanziaria, da parte del sistema bancario e creditizio operativo sul territorio regionale. Infatti su questo sito abbiamo già denunciato che il  sistema produttivo abruzzese fatto da  micro, piccole, artigianato e PMI non ha nessuna speranza di rilanciarsi e di rilanciare il suo sviluppo economico, sociale, produttivo e della occupazione, con questo sistema finanziario. Allora urge cogliere la novità data dall’irrompere sulla scena del Recovery Funds e sulle possibilità che si aprono nei settori che vanno dal Turismo all’Ambiente, ma anche nel sistema delle imprese per la loro innovazione, internazionalizzazione  e transizione digitale. Una sfida anche per noi per il sistema istituzionale regionale e comunale, ma anche per il mondo della finanza e dell’impresa, Come abbiamo visto se restiamo fermi non andiamo oltre il vivere in una regione già caduta nella decadenza

 

 

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