Riutilizzo o smaltimento dei fanghi golenali. Falsa alternativa.

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Chi ha avuta la pazienza di seguirci, ha potuto annotare che in diversi scritti sul sito Focus Abruzzo più volte abbiamo suggerita una strada obbligata, per la tutela dall’inquinamento della costa pescarese. Ma la fortuna di essere ascoltati, o letti, è scarsa visto che ritroviamo sulle colonne della stampa locale, pubblicato un articolo che una chiara resistenza al clima innovativo che, al contrario circola in Europa in materia ambientale. Un articolo di stampa pubblica, che bisognerà attendere la soluzione data dai tecnici per smaltire o riutilizzare i sedimenti inquinanti che stazionano sui fondali del porto canale pescarese. Tutto secondo la moda attuale, in pura sintonia con i comportamenti generali che affidano ai tecnici il Governo del paese, come se la questione non appartenesse alla politica. Il problema è che questo atteggiamento non appartiene a questa stagione politica, ma affonda le sue radici nel tempo e da diverse primavere. Di conseguenza, in maniera simile, addirittura senza nemmeno l’intervento di rappresentanze superiori, le Istituzioni locali, ma forse è meglio dire il suo Esecutivo Regionale, nel silenzio della rappresentanza politica, imprenditoriale e sociale locale si affidano per la scelta, e non per chiedere solo una “doverosa” consulenza ai “tecnici”. Letteralmente, possiamo leggere che : “Spetta ai tecnici dell’ARAP stilare un piano per decidere come gestire i circa 150 metri cubi di sedimenti inquinanti che stazionano sui fondali”. E quindi “A breve i tecnici dovranno decidere se smaltirli o riutilizzarli”. Naturalmente dobbiamo sperare che, per limiti interpretativi nostri, l’articolo riporti solo per sintesi, alcune considerazioni sull’operato futuro, per la definitiva soluzione dei problemi di navigabilità e di realizzazione del nuovo porto. Intanto, visto che non se ne parla, è lecito ricordare che il mare non è una “discarica”, come sanno il Sindaco di Pescara, l’Asl locale, l’ARTA ed il NOE (Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri) e che, la stessa qualità e quantità dei sedimenti, sconsigliano questa pratica sconsiderata. È facile sottolineare che l’abbandono in mare di materiali inquinanti non è rispettosa delle prescrizioni Europee e della normativa italiana, in materia di tutela della salute del mare. Non è inutile ripetere che, la messa a dimora di “fanghi” fluviali inquinanti nei pressi della costa pescarese, provocano modifiche profonde della trasparenza delle acque e residui melmosi sulla riva pescarese prospicente alle zone di scarico. Non a caso se è opportuno chiamare alla vigilanza sia gli operatori della pesca, perché il Dragaggio è necessario per la salvaguardia delle loro attività, e sia chi opera nel campo della balneazione, del turismo e della ristorazione, perché un mare discarica è un mare trattato male per nulla attraente, anzi allontana e provoca povertà economica nei settori che girano attorno ad essa. Pensiamo anche alla devastante opera effettuata dai limi inquinati, proprio nelle zone di ripascimento della flora e fauna ittica, che ha già provocato danni e la scomparsa di molte specie di molluschi ormai estinte a Pescara. Ma così si continua a procedere da anni, senza l’intervento doveroso delle autorità preposte al rispetto della legalità, e non si esclude che qualcuno pensa ancora di potere continuare visto che si lascia ancora un’alternativa tra “lo smaltimento o la riutilizzazione”. Anzi attendiamo la solo messa a dimora nella “discarica” mare, visto che il dragaggio, dopo l’attuale, riprenderà il via proprio prima dell’estate, nel colmo del pieno dei pochi turisti disperatamente attaccati alla nostra vecchia Pescara. Giusto perché risparmiare ai pescaresi, ai pochi turisti ed ai bagnanti questo ultimo regalo. In questi giorni passeggiando sulla battigia sud molti pescaresi hanno potuto apprezzare la poltiglia nera, in parte spiaggiata, che colorava il mare. (tutto fotografato ed allegato a questo scritto). In conclusione, dobbiamo considerare “fuorviante” l’idea che siano i tecnici a decidere la soluzione per lo smaltimento, non spetta a loro, ma alla politica, e più precisamente all’Esecutivo regionale. Infatti, i tecnici devono essere chiamati a preparare l’informazione utile, a proporre soluzioni. Soluzioni come noi sosteniamo da tempo, che non possono che essere di natura Industriale, abbandonando la filosofia dell’emergenza e dell’uso del mare discarica. Allora i tecnici incaricati devono essere chiamati a rispondere ad una sfida da tempo lanciata. Misurarsi anche con il mondo della conoscenza già presente nella Università D’Annunzio. Una delle poche sedi italiane che annovera studi, discipline e ricerca sulla TECNOLOGIA DI RECUPERO E RICICLO DI MATERIALI, cioè Economia Circolare e, guardando ai finanziamenti del PNRR, magari può essere una strada per trovare una soluzione definitiva. Allora perché non mettere in funzione i nostri talenti? Oppure vogliamo continuare a mandarli all’estero, per unirsi alle migliaia di giovani laureati già emigrati, evitando di trovare soluzioni più vicine, possibili è necessarie, sul nostro territorio. Questa è la sfida che richiede un impegno nuovo. Infine, bando alle chiacchiere è ora che venga regalato ai pescaresi una soluzione industriale del Dragaggio che deve essere continuo, programmato e, guarda un po’, anche remunerativo, nella sua gestione. Il contrario della discarica a mare prescelta, perché si risparmia, dimenticando il danno economico che si infligge alla città, attraverso la distruzione della sua immagine ambientale e turistica, elementi portanti della economia locale.

Immagini del litorale pescarese nelle giornate dal 4 al 7 Febbraio. Focus le ha intitolate: Pescara sul Mare Nero.

Seguono immagini sulle attività di scarico dalla Draga in piena estate, in un’area a ridosso degli scogli, con gli ignari bagnanti ad “ammirare”.

In alternativa a questo “scandalo” Focus ha già proposto:

L’Economia Circolare è una occasione per l’Abruzzo.