Salute. Anzi Buona salute a tutti ed è proprio il caso.

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Continueremo a dedicare molte puntate dei nostri incontri ai temi che pur essendo presenti, nelle nostre preoccupazioni,  non ancora entrano bene nella coscienza e conoscenza dei cittadini.                                                      Ma il nostro compito è informare.    Esiste un tema a livello nazionale, se ne sta occupando il governo che, per adesso rinvia a tempi migliori prima di dire la propria.  Stiamo parlando della Autonomia Regionale differenziata e del rischio di modifica del sistema sanitario nazionale in tanti  (ed inefficienti sistemi regionali). Traduciamo. Alcune regioni del Nord, in particolare il Veneto e La Lombardia ( diverse sono le  richieste della Regione Emilia Romagna) chiedono una gestione diretta di 23 materie come la scuola, opere pubbliche etc, e, tra  di esse spicca la sanità. In sintesi chiedono una gestione autonoma con impudenza senza limiti, e per raggiungerla trattenere una cospicua quota del cosiddetto residuo fiscale. Il residuo fiscale “regionale” una stima calcolata sottraendo dal gettito fiscale complessivo generato dai contribuenti residenti nella regione, la spesa pubblica complessiva in quella stessa regione. Quindi Regioni che traggono vantaggi   economici grazie al sistema Italia, come con ricchezza di dati dimostra l’Istituto Svimez, senza tenere conto dei danni che si accingono  a fare all’intero Paese vogliono appropriarsi del malloppo “fiscale” e chiudersi nel proprio orticello a danno delle altre regioni.   Diverse sono state le reazioni negative, spicca quella di una allarmata Ministro Grillo della sanità, ma ora anche la Regione Abruzzo    (Nuovo Presidente e nuovo Consiglio Regionale) deve dire come intende difendere gli abruzzesi e dichiarare la propria discesa in campo. Siamo chiari la sanità abruzzese è già in emergenza, sul piano dei costi alle persone.  Un Rapporto Censis di due anni fa, ne abbiamo parlato in una puntata del nostro settimanale incontro (ottobre 2017),  nonostante l’intervento della fiscalità generale, per un ammontare pro capite di 1.867,83 Euro illustrò la necessità ,  per gli abruzzesi, di aggiungere un ulteriore contributo aggiuntivo, a proprio carico, pari mediamente a 580 Euro pro capite.  Gli abruzzesi già spendono, quindi in aggiunta, poco più di 2.200 Euro per ciascun nucleo familiare. Questa spesa non garantisce risorse al sistema sanitario, che al contrario diminuiscono per colpa dei costi eccessivi  del Sistema di accesso ai servizi sanitari. Dalle analisi dell’andamento dei costi nel precedente quadriennio emerge l’incidenza negativa dei costi di compartecipazione, tra i quali Ticket e Superticket, che non solo hanno contribuito ad allontanare la gente dalla Sanità pubblica, deviandola verso la sanità privata, ma nei casi peggiori hanno contribuito alla crescita della negazione della “cura”.  Dalle nostre valutazioni sulle entrate per erogazione delle prestazioni emerge, inoltre una situazione che tende a peggiorare:  A livello nazionale per gli effetti della quota 100 e dei pensionati viene prevista la fuori uscita di 24mila medici in tre anni.   In Abruzzo tra personale sanitario, medico, professionale e tecnico già mancano più di 2.000 operatori, per il blocco del turn over (50%), ma se queste carenze non vengono colmate con fondi straordinari , ed ancora tra il 2019 e il 2021, ben altre migliaia di operatori camici bianchi raggiungendo i limiti di età per andare in pensione, possiamo dire:Fine del sistema sanitario abruzzese.  Si determinerebbe una situazione di: a- aggravamento della qualità nella risposta alle necessità assistenziali; b- tempi allungati delle liste di attesa; c- non passaggio di competenze professionali tra nuovo personale e quello che va in pensione.

Emergenza sanità.

Video della puntata su TVQ del 05 Marzo 2019