Stati generali, economisti e Bankitalia, sbagliano lettura sullo stato della economia abruzzese. 

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Non molti giorni fa, è stata data una visione positiva della congiuntura economica abruzzese. Lo hanno fatto diversi relatori, nel corso degli  stati generali sull’economia dell’Abruzzo all’Aurum, nel corso di dibattiti, seminari e incontri svoltisi tra il 24 e 25 settembre. Si sono confrontati politica, imprese, banche, associazioni, istituzioni e giornalismo e molti illustri personaggi nazionali. Ma l’obiettivo di fare un punto scientifico e politico sulla economia abruzzese e sulla prospettiva di sviluppo dei vari settori e dei territori è stato raggiunto? Le presenze, sono state tutte giuste e sono andate dal presidente della Regione, Marco Marsilio, a molte personalità del mondo finanziario ed imprenditoriale abruzzese.  Ma per fare cosa? Per illustrare cosa ? Per occuparsi di cosa?  In un sintetico concetto l’intento degli organizzatori era quello di occuparsi del <<momento storico più difficile della storia della umanità a causa della pandemia che da oltre un anno e mezzo mette in ginocchio comunità, sanità ed economia, ma sono questi i momenti fondamentali per imboccare la strada giusta, per ripartire e recuperare il terreno perso soprattutto alla luce delle ingenti risorse che in particolare con il Recovery fund stanno per essere messe in campo. Risorse che andranno gestite in maniera virtuosa essendo una occasione unica per la economia italiana e quindi anche abruzzese>>.  Allora ci si poteva attendere da questa pregiata e qualificata partecipazione, un contributo decisivo per la conoscenza del reale quadro congiunturale della economia abruzzese e suggerimenti per la modifica “radicale” degli orientamenti assunti dalla regione Abruzzo con il suo piano progettuale, per la partecipazione all’utilizzo delle risorse ed opere previste nell’ambito del PNR.   Non l’impressione ma i fatti ci dicono che nulla è stato orientato e discusso in questi termini. L’analisi dei contributi dati ci raccontano lo svolgimento  di una discussione slegata dalla realtà, aliena da ogni approfondimento scientifico sulla reale situazione economica e produttiva regionale e attentissima a non dare giudizi o esercitare considerazioni critiche, sulla qualità della proposta progettuale abruzzese sul PNR rispetto alle necessità di crescita economica, sociale e produttiva abruzzese. Partendo da quest’ultimo tema come è possibile non rilevare  che  la discussione non ha avuta nessuna capacità di proposta o rilievo critico rispetto ad un piano regionale preparato, per dare un contributo e per la partecipazione al PNR del Governo, trasformatosi in occasione di riciclare progetti giacenti nei cassetti delle istituzioni abruzzesi, senza un disegno teso alla individuazione dei settori da sostenere per il futuro economico e produttivo della regione. Ma sono i  dati economici a dirci che deve essere il potere politico, ed istituzionale, ad orientare la   Regione per scelte in grado di  destinare le risorse verso il miglioramento della competitività. Eppure le tracce di un progetto simili sono del tutto “cancellate”, mentre in fondo quella che doveva essere l’occasione per realizzare la “piccionaia” dei cervelli, delle rappresentanze politiche ed istituzionali, delle associazioni imprenditoriali e sindacali, si è trasformata in una passerella di considerazioni “neutre” e poco scientifiche sulla reale situazione abruzzese. Non è vero che l’Abruzzo presenta, come ho avuto l’occasione di scrivere il 31 Dicembre 20210 su IL FARO   con l’articolo <<Parlare di un Abruzzo, piccola Svizzera, non aiuta l’inversione di una economia ”in debacle”.>> , un quadro congiunturale in miglioramento. Sono infatti poco aderenti i risultati dei “sondaggi” fatti da Bankitalia su poche imprese per potere affermare che sono positivi i risultati ottenuti grazie, come si dice nell’introduzione della relazione sullo stato dell’economia abruzzese, “ai  progressi nella campagna di vaccinazione e all’allentamento delle misure di contrasto alla pandemia”.  Per avere un quadro corretto del reale stato congiunturale della Economia abruzzese bisogna leggere dati, statistiche ed analisi tratte da fonti scientifiche, che non sono certe quelle scelte dai consulenti della Banca d’Italia ed, in coro da  diversi economisti.  Eppure già nella esposizione del  III ° rilevamento trimestrale sull’export abruzzese (dati Istat), sul sito  Focus Abruzzo del 21 Dicembre 2012, si poteva leggere una situazione “tristemente” diversa. Quindi il report  L’EXPORT IN ABRUZZO NEL III TRIMESTRE 2021 , elaborato dal ricercatore Dott. Aldo Ronci già poteva spiegare a molti la negatività della loro influenza sullo stato economico abruzzese. In questo terzo trimestre abbiamo assistito ad una vera e propria “debacle” economica dell’Abruzzo. Concretamente, diversamente da  quanto rilevato da Bankitalia,  il nostro export pur registrando un incremento pari al 13,2%, presenta un dato inferiore a quello nazionale pari al 20,1% nazionale. Ma più recentemente con il mics di dati pubblicati, sempre da Ronci, sul Report:  L’ECONOMIA ABRUZZESE negli ultimi 20 anni  scopriamo che le stesse affermazioni sul settore delle costruzioni, illustrate da Bankitalia cioè che, “le ore lavorate hanno mostrato un significativo recupero, superando mediamente i livelli registrati nel 2019. Sono solo una lettura troppo rapida e superficiale, visto che i numeri “ufficiali” e decontestualizzati, parlano di un ventennio dove la flessione del Valore Aggiunto nelle costruzioni in Abruzzo è stato il doppio rispetto a quella italiana (Abruzzo -43,9% la metà dell’Italia -22,5%).  Leggendo, il Report si può facilmente ricavare che molte Fonti che vanno dall’ISTAT, agli elaborati dati forniti da SVIMEZ (Pubblicati il 15/12/2021), per passare attraverso l’uso dei dati pubblicati sul sito www.demo.istat.it  e dei  dati pubblicati sul sito www.infocamere.it/movimprese  . Queste sono le fonti che ci dicono cosa è realmente avvenuto nella nostra regione. Ma queste cose non le facciamo risaltare per il gusto della polemica, ma solo per “amore” nei confronti della nostra regione  e convinzione sulle possibilità di ripresa dell’Abruzzo. Ma solo attraverso la conoscenza della realtà possiamo intervenire con efficacia con gli indirizzi di politica produttiva ed economica giusti ed è questo il nostro unico obiettivo.