Un altro shoopping Autonomia differenziata

i_8f44dcc84b

In questi giorni, proprio a ridosso delle conclusioni di questa campagna elettorale per il rinnovo della Amministrazione Comunale di Pescara, ma anche del rinnovo della nostra rappresentanza Europea, mi sono interrogato sul perché dell’assenza, nel dibattito politico, di alcuni temi che riguardano le possibili conseguenze, sul nostro tessuto sociale ed economico di fronte al regionalismo differenziato. Eppure nelle stanze della politica questa discussione circola, cioè la possibilità di realizzare: “Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti diverse materie“. Infatti Veneto e Lombardia hanno avviato la procedura di richiesta di autonomia su 23 materie: tra le quali scuola e formazione universitari, programmazione dei flussi migratori, previdenza complementare, contratti con il personale sanitario, fondi per il sostegno alle imprese, etc. Ho fatto un parziale elenco, mancano alcune materie perché differenziate nelle diverse richieste delle regioni interessate (compresa l’Emilia Romagna che propone esigenze più misurate). Tra gli argomenti fondamentali si può paventare il rischio della espropriazione della competenza statale su tutti i grandi servizi pubblici nazionali. L’obiettivo è quello del venire meno di qualsiasi possibile  programmazione infrastrutturale in tutto il Paese. Il Veneto aggiunge una ulteriore richiesta di differenziazione che propone di calcolare i fabbisogni standard , ma anche il gettito fiscale, cioè della ricchezza dei cittadini. Una richiesta che lacera il principio della eguaglianza tra i cittadini italiani che non ha solo contenuti EVERSIVI, ma introduce un parallelo con il già sconcertante slogan sui migranti: prima i veneti. L’idea è questa: i diritti (a partire dalla tutela della salute) saranno beni di cui le Regioni potranno disporre a seconda del reddito dei loro residenti. Dunque è esattamente quello che le Regioni, stanno chiedendo di trattenere una cospicua quota del cosiddetto residuo fiscale. Il residuo fiscale “regionale” una stima calcolata sottraendo dal gettito fiscale complessivo generato dai contribuenti residenti nella regione, la spesa pubblica complessiva in quella stessa regione. Una botta mortale, per Regioni come l’Abruzzo che hanno dati sconvenienti come quelli della DECRESCITA’ del PIL abruzzese  e del reddito pro capite. Quindi una campagna elettorale incentrata sulla GRANDE CITTA’, dove può poggiare la rinascita dell’intero Abruzzo, attorno alla cerniera attrattiva  di una grande metropoli. Rendere, il nostro sistema territoriale, competitivo  e capace di attrarre gli investimenti pubblici e privati che da tempo hanno abbandonato Pescara, a vantaggio di altri territori. Il  territorio pescarese deve tornare ad essere  luogo di un congiunto operare  di  fattori, quali  l’avvento  delle  tecnologie  dell’informazione e della terziarizzazione dell’economia al servizio di un’idea di rilancio dello sviluppo abruzzese, dopo l’esodo  dei centri decisionali, quali grandi Gruppo ex pubblici (Eni, Ferrovie, Poste, Telefonia etc) delle Banche che hanno trasferito le funzioni di direzione in altri territori. Questa è la grande sfida, altro che Autonomia Differenziata, anzi chiediamo la restituzione di funzioni, a partire dalla gestione dei flussi finanziari,  che oggi altri territori hanno postato a proprio favore a danno della nostra regione. 

 

Un shoopping contro l’Abruzzo Autonomia differenziata 21 Maggio TVQ