Una nostra ricerca su un progetto unitario per il futuro dell’Abruzzo ? Introvabile.

export piazzale

Già in un precedente scritto su Il Faro – Un punto di vista di un riformista del 16 Marzo 2022 abbiamo dato un titolo pieno di speranze: Alla ricerca di un progetto per il futuro dell’Abruzzo.Purtroppo oggi, di fronte alla assenza di reazioni “visibili” del potere regionale e dei gruppi dirigenti dell’Abruzzo, siano essi politici, sindacalisti o imprenditori, dobbiamo affievolire le nostre speranze. Lo sconforto cresce quando siamo messi di fronte alla realtà, dopo la lettura del Report del Dott. Aldo Ronci, L’EXPORT ABRUZZESE NEL I° TRIMESTRE 2022 redatto per conto della CNA.  La stessa organizzazione che accompagna l’elaborato con un comunicato ricco di preoccupazione, sottolineando, però, che : “ …sebbene il tradizionale punto di forza delle nostre esportazioni (settore trasporti) abbia subito tra gennaio e marzo un colpo piuttosto duro (226 milioni di decremento) il resto delle produzioni ha segnato sulla propria agenda un incremento abbastanza significativo di 235 milioni, con un saldo attivo di 9 milioni sostanzialmente quasi nullo”. Una notizia che la CNA accoglie con un giudizio di circostanza, e con eccessiva benevolenza, visto che l’insieme del Report ci riconsegna un Abruzzo sempre più “sprofondato”, che riconferma anche una incapacità manifesta di reazione. Su Focus Abruzzo Il Faro continua a pensare che se era già allarme rosso quanto descritto nel precedente Report sull’Export nell’anno precedente, dove non si leggevano “pratiche” di resistenza alla repentina flessione dell’export dei mezzi di trasporto, che in generale l’avevano sempre fatta da padrone nell’economia abruzzese con il loro 19% del valore aggiunto del settore Industriale regionale contro il 5% nazionale, oggi stiamo precipitando. Se l’anno 2021 già non era roseo per il settore trasporti, non è che siano stati valorizzati gli altri settori che, seppure in timida crescita, come dice CNA, presentano livelli residuali rispetto anche alla già “claudicante” produzione italiana. Tutto avviene mentre si conferma anche la lenta agonia di una “buona” occupazione trasformata, di giorno in giorno, in lavoro precario o “straccione”. Su quest’ultimo tema si abbatte anche una “circolante” sottovalutazione di economisti ed istituti di ricerca che continuano a parlare di crescita della occupazione, considerata buona cosa, senza mai segnalare la involuzione del monte salariale e retributivo. È bene ripetere quello che abbiamo già apprezzato, in termini di alta differenza tra i redditi da lavoro degli abruzzesi 16.952 euro pro capite , rispetto ai redditi della media dei lavoratori italiani. Una differenza notevole pari a ben 2.463 secondo la elaborazione  Prometeia su dati ISTAT, confronto 2019 con 2020.
Tutto scivola, senza che nemmeno le rappresentanza politiche e sindacali, intervengano, anzi appaiono “stanchi” o defilati.
D’altra parte quando economisti, ricercatori insieme, al Presidente della Regione Abruzzo, non avvertono che, in questa fase di crisi anche sanitaria con gli influssi nefasti della guerra in Ucraina, è necessaria :
• l’apertura di un confronto con il governo (consapevole della situazione con la partecipazione del MISE), per l’inversione della “negatività” determinata dal drenaggio di risorse verso un Nord aggressivo ed organizzatore del subentro nel settore delle sub forniture dei Trasporti, anche a livello Europeo; (vedi il Faro Troppe cose avvengono sopra la testa degli abruzzesi. Ma tanta distrazione.)
• la reazione ai guasti introdotti dalle politiche di Autonomia Differenziata, in materia di differenziazioni regionali o di qualità delle prestazioni;
Una miscela che mette insieme la grave crisi dell’automotive, dovuta alle tante difficoltà , ma anche alla caduta di valore del ruolo della Sevel di Atessa nella holding di Stellantis , all’export Abruzzo in modalità “basso regime”, con destinazione protagonismo debole nel processo di rilancio della economia italiana e, senza un cambio di passo la strada diventa complicata.
Aprire una discussione sul tema export e capire il perché di questo continuo “declino” in tutti i settori produttivi, per individuare una strada utile per ripartire con l’uso “buono” delle risorse del PNRR, ripensando, nel metodo e nei contenuti, lo stesso Piano presentato dalla regione Abruzzo.
Concretamente devono essere calibrati anche nuovi obiettivi ed ipotesi di programmazione territoriale e di settore tenendo dell’imponente calo demografico e il divario economico tra realtà territoriali (costa – Abruzzo interno). Infine occuparsi di Istruzione, Università e Ricerca, con l’obiettivo di superare il livello minimo, di preparazione, denunciato anche nei test Invalsi. Perché la conoscenza e formazione, erogata in grande quantità per un Mercato del lavoro qualificato, può aiutare una regione che presenta squilibri territoriali e mancanza di capacità di crescita rispetto agli altri territori. Infine, come dichiarato dal Presidente ANCI Abruzzo, durante un incontro con i sindacati del credito abruzzesi, bisogna opporsi agli effetti sulla economia prodotti dalle banche che proseguono con l’esodo, come hanno già fatto i grandi gruppi ex pubblici ,e dei centri di gestione dei flussi finanziari e creditizi. Uno stop, una riflessione, una messa a punto urge.

Documentazione: Comunicato CNA

Report del Dott. Aldo Ronci : L’Export abruzzese nel 1° Trimestre 2022.