Una domanda all’Esecutivo Regionale sul dragaggio: ma é emergenza o incapacità?   

PESCARA - I lavori di dragaggio del porto di Pescara. Nella foto (fonte: Lorenzo Dolce) il pontone Fioravante.

Chiediamoci se facciamo parte dell’Europa. Perché si stenta a crederlo. Con la stessa puntualità delle feste ricorrenti torna, per il porto di Pescara, l’emergenza Dragaggio. Ma per Pescara è come se Natale, venissero almeno 4 volte l’anno. L’emergenza porto canale di Pescara, torna di nuovo ad essere alle prese con i bassi fondali. Un dragaggio, stop and go, che arriva sempre dietro una emergenza. Questa volta ha riguardato un peschereccio, rimasto incagliato all’imboccatura del porto. Gli operatori marittimi riferiscono di riunioni che addirittura da mesi parlavano di anticipo del dragaggio. Ma come sempre tutto si svolge con ritardo nonostante una conoscenza dettagliata del fenomeno. I fondali sono bassi e pericolosi per i pescherecci, in entrata e in uscita dal porto, che una volta bloccati danno un gran bel colpo alle attività pescherecce, ai redditi degli operatori ed acuiscono la già disagiate attività di mercato e di consumo, nella ristorazione, dei prodotti ittici locali. Per questi motivi già molte imbarcazioni sono andate ad Ortona o Giulianova. Gli armatori non credono più in una soluzione definitiva per un Porto da dragare continuamente. Naturalmente le soluzioni industriali, che lo stesso PNRR (Piano Nazionale di Resistenza e Resilienza) potrebbe sostenere, con finanziamenti europei “rilevanti”, sono lontane dai desiderata del governo regionale abruzzese. Non previsti nel Piano regionale attuale, ma tanto meno gli stessi segnalano la loro intenzione di utilizzare la conoscenza scientifica per inseguire la agognata, e più volte proposta, soluzione industriale, utilizzando le indicazioni della Economia Circolare. Si continua a dragare, quindi a “spendere” risorse per riaprire il canale, trasportare i sedimenti fluviali, per poi scaricarli nel mare ormai classificato a livello di “discarica”. Eppure la conquistata sensibilità ambientale europea, dovrebbe spingere la nostra Giunta Regionale a dare un definitivo STOP al mare “discarica” , considerato che si continua a depositare il sedimento fluviale, a ridosso della costa, modificando la natura del fondo marino che viene allontanata dalle sue funzioni di sana balneabilità e di luogo di riproduzione della flora e fauna ittica. Eppure ARTA Abruzzo nel suo ultimo studio pubblicato Monitoraggio dell’ambiente marino-costiero della Regione Abruzzo 2019, porta a conoscenza della politica ed opinione pubblica abruzzese che ” i transetti di Pineto e Pescara, che risultano essere lievemente disturbati anche sotto costa” . Cioè le comunità macrozoobentoniche di fondo mobile, valutate mediante l’indice AMBI, evidenziano la scarsa qualità dell’ecosistema marino-costiero pescarese. Sono anni che la stessa istituzione regionale, tramite la propria Agenzia, è a conoscenza della necessità di dare risposte a questa emergenza eco-ambientale. Eppure, proprio in queste giornate il luogo di discarica è l’avanti diga, già utilizzata nel periodo estivo precedente 2021, in alternativa con il deposito presso la scogliera artificiale prospicente gli stabilimenti balneari della costa sud pescarese. Senza rispetto per la salute dei bagnanti, come abbiamo documentato e possiamo riproporre. Eppure questa pratica dovrebbe essere abbandonata per evitare, il ripetersi di danni alla balneabilità, pesca, turismo e ristorazione. In altre regioni, più fortunate della nostra, grazie alla scelta degli esecutivi regionali, si stanno progettando soluzioni di gestione ecosostenibile del dragaggio dei sedimenti marini, lacustri e fluviali e di recupero e trattamento dei sedimenti per il loro successivo utilizzo economico, ambientale e sociale in aderenza e in attuazione dei principi di economia circolare.

Un Video del 2021. Una pratica di dragaggio “scombinato” che continua.